Mauro: questa crisi costerà miliardi alla nostra regione

13 Giugno 2020

L’economista: rischio concreto di un allargamento delle fasce di povertà

Gli effetti della pandemia sul sistema economico cominciano a farsi sentire. I primi dati pubblicati dall’Istat sull’export e sul mercato del lavoro nel primo trimestre del 2020 consentono di effettuare una prima interpretazione sull’andamento dell’economia regionale. L’export subisce una caduta del 5,6% contro l’1,9% dell’Italia. È la prima volta, dopo circa 12 anni di crescita ininterrotta, che si verifica una contrazione così sostenuta, tanto da provocare un calo di circa 113 milioni di Euro. Non v’è dubbio che l’interruzione della filiera produttiva a livello internazionale e il restringimento dei flussi commerciali abbiano influenzato negativamente l’andamento delle esportazioni, in particolare il settore dei “mezzi di trasporto” che ha sempre rappresentato il fiore all’occhiello della competitività estera abruzzese con oltre il 50% del totale esportato.
Il dato più recente indica invece un calo dell’11,3%, a stento compensato dalla crescita piuttosto marcata del settore “farmaceutico-chimico-medicinale” che assume un valore più che doppio rispetto alla precedente rilevazione.
La riflessione più importante che emerge dagli indicatori in questione è che le due province più industrializzate della regione, Chieti per le grandi imprese e Teramo per le Pmi, registrano infatti un calo produttivo significativo, rispettivamente pari a -11,5% e -13,6%. Anche sul fronte del mercato del lavoro si assiste a una consistente riduzione dei posti di lavoro, da 498 a 478 mila unità. Il calo è del 3,9% circa contro l’aumento dello 0,2% in Italia e si concentra nel comparto delle costruzioni (-27%) e del manifatturiero (-8,5). Il governatore della Banca d’Italia, Visco, ha previsto per l’Italia una forbice di crescita negativa del Pil tra il -9% e il -13,5%.
Ove questa percentuale venisse confermata anche per l’Abruzzo, la perdita del Pil sarebbe compresa tra 2,9 miliardi e 4,3 miliardi di euro. Una recessione seria, marcata e preoccupante, tale da dare luogo, oltre alle questioni già note, a una triplice considerazione. La prima riguarda l’aumento delle disuguaglianze sociali. Esiste il rischio concreto di un allargamento delle fasce di povertà, di un pezzo di società che vice nel buio e che si trova in condizioni di sofferenza. La seconda considerazione riflette la penalizzazione subita dalle donne e dai giovani a seguito dell’arresto pressoché totale dei servizi, del rallentamento dell’attività economica che ne ha bloccato l’ingresso nel circuito produttivo, del mancato rinnovo dei contratti e delle possibili trasformazioni da tempo indeterminato a tempo determinato.
A ciò si aggiunge un terzo aspetto che coinvolge il settore bancario. Lo shock provocato dalla pandemia può produrre difficoltà per un sistema che in passato già operava con molta prudenza. Il rischio è che con la ripresa le banche possano continuare a ispirarsi o addirittura rafforzare il principio di cautela nella concessione dei prestiti. Con la riapertura, ci si aspetta molto da questo secondo trimestre, sia per attenuare i colpi della recessione e sia per creare i presupposti di una crescita sostenuta nel 2021. L’attività di consumo è condizione indispensabile per la ripresa e per uscire dal vicolo cieco della crisi. Esisterebbero tutte le condizioni per sviluppare tale percorso. La ricchezza netta delle famiglie abruzzesi è di circa 154 miliardi, pari a 7 volte il reddito disponibile e a 77,8 mila euro pro capite. I depositi bancari nel febbraio 2020 toccano i 27 miliardi di euro, cresciuti del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eppure sembra che la propensione al consumo non abbia fatto registrare in quest’ultimo periodo quell’impennata necessaria per mettere in moto il sistema economico.
Bisogna contrastare la recessione e la tendenza regressiva, e l’unico modo consiste nell’associare alla liquidità la rapidità, ossi far affluire risorse nel momento in cui si manifestano sofferenze e difficoltà. In questo contesto non c’è spazio per le lunghe istruttorie e per una burocrazia soffocante, ricca soltanto di impedimenti, di fonti normative, di migliaia di pagine tra decreti, circolari, ordinanze, interpretazioni. Bisogna pensare anche al futuro, a come poter coniugare obiettivi immediati con scelte strategiche – che la Regione sta elaborando – interventi urgenti con il riposizionamento dell’economia, a come guardare avanti una volta superata la fase dell’emergenza. La fase progettuale, quella dei progetti di investimento, capaci di realizzare cambiamenti in senso moderno e innovativo, dal digitale all’ambiente, dalla ricerca alla sanità, dal capitale umano alle filiere produttive delle piccole imprese.
L’Abruzzo possiede tutte le caratteristiche per costruire un percorso di forte crescita economica e di aumento della produttività. Tutti i partecipanti alla vita politica, economica e sociale dell’Abruzzo devono sentire il peso di questa responsabilità e della fiducia che deve accompagnare le rispettive azioni.
* (economista e docente
universitario)
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