Maxi incendio della Pineta: la perizia voluta dal giudice scagiona sindaco e Comune

31 Gennaio 2024

La relazione depositata nell’udienza di ieri punta il dito su Rfi: mancata sorveglianza Sott’accusa anche la ditta incaricata dello sfalcio della vegetazione vicino al tracciato

PESCARA. Ci sarebbero evidenti responsabilità di Rete Ferroviaria Italiana e della società Ferrone Pietro & C. in relazione al grave incendio che il 1° agosto del 2021 si sviluppò lungo il tracciato ferroviario, distruggendo gran parte della Riversa naturale dannunziana.
È quanto emerge dalla relazione tecnica depositata dai due periti nominati dal gup Fabrizio Cingolani, che nel febbraio dello scorso anno aveva dato incarico a due esperti (gli ingegneri Enrico De Acetis e Gianluca Ciofani) di chiarire le cause che portarono a quel disastro ambientale del quale devono al momento rispondere il sindaco di Pescara Carlo Masci (difeso dall’avvocato Augusto La Morgia); il responsabile della direzione infrastrutture di Ancona di Rfi, Nicola Aquilani; Pietro Ferrone, quale amministratore della omonima ditta che effettuò per conto di Rfi i lavori di manutenzione nel tratto ferroviario incriminato da dove partì l’incendio; e il direttore dei lavori, Fabio Canonico. Della perizia le parti hanno preso conoscenza ieri mattina, nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup e al pm Anna Benigni, titolare dell’inchiesta che affidò le indagini ai carabinieri forestali di Pescara. Una consulenza tecnica che di fatto “scagiona” il sindaco Masci da ogni accusa e che invece punta il dito, in particolare, su Rfi e, come detto, sulla ditta che avrebbe dovuto effettuare la manutenzione.
«La prima responsabilità di Rfi risiede nel fatto», scrivono i tecnici, «di non aver gestito, manutenuto, custodito e sorvegliato le proprie aree di pertinenza e di proprietà. La mancanza della recinzione di perimetrazione dell’area di proprietà e pertinenza di Rfi, nonché di percorsi brecciati di accesso carrabile, simmetrici rispetto al tracciato ferroviario, ha impedito di esercitare la funzione di fasce taglia fuoco per evitare la propagazione dell’incendio ai terreni limitrofi e non solo. La seconda responsabilità riguarda il fatto di non aver esercitato un corretto controllo e sorveglianza delle attività di manutenzione appaltate all’impresa Ferrone Pietro & C con particolare riferimento alle attività poste in essere nel tratto ferroviario oggetto di accertamenti peritali».
Quanto alla ditta Ferrone «in relazione alle attività di sfalcio/taglio della vegetazione erbacea-arbustiva-arborea e manutenzione delle aree di pertinenza di Rfi, la responsabilità è quella del mancato rispetto del contratto di appalto».
Una perizia di circa 80 pagine, ricca di fotografie satellitari e accertamenti di ogni tipo, che diventa un punto fermo per la decisione del gup. Per quanto riguarda la posizione del sindaco Masci, in relazione all’incendio che ha interessato la Riserva naturale regionale pineta dannunziana, la perizia lo solleva dalle contestazioni mossegli dalla procura: i periti scrivono che «il Comune di Pescara ha ottemperato alla prescrizione ricevuta dai vigili del fuoco, affidando alla ditta Passeri-Angelone, l’esecuzione degli interventi di manutenzione straordinaria e programmata sull’impianto idrico antincendio», sottolineando anche la «straordinarietà dell’evento dannoso», «manifestatosi in condizioni critiche meteo-climatiche»: una «situazione di incontrollabilità determinata nella Pineta dannunziana dai numerosi inneschi diffusi sulle chiome degli alberi di alto fusto ivi presenti, che con particelle incandescenti trasportate dalle raffiche di vento, con direzioni variabili, hanno raggiunto addirittura la costa del mare Adriatico, dando luogo a incendi di palme, ombrelloni e dotazioni presenti negli stabilimenti balneari, distanti circa 750 metri in linea d'aria dal tracciato ferroviario». L’udienza è stata rinviata a maggio prossimo per consentire alle parti di valutare appieno la consulenza.