Meloni: su Rigopiano massimo impegno

31 Marzo 2023

La premier riceve i parenti delle vittime e si commuove: «Prometto che il mio governo fornirà risposte a queste famiglie»

Lacrime, commozione, desiderio di giustizia. E speranza, tanta speranza che chi ha sbagliato paghi e che nessuno possa vivere il disperato dolore affrontato per la perdita dei propri cari e ora attende risposte serie dalle istituzioni. Politiche e giudiziarie. «Vogliamo che esca tutta la verità, non solo una parte». Con questa determinazione una delegazione del comitato dei familiari delle vittime di Rigopiano è stata ricevuta ieri dal capo del governo, Giorgia Meloni.
«Farò tutto ciò che è in mio potere per rispondere alle sollecitazioni di queste famiglie», la risposta della premier.
Ha toccato poi le corde dell’emotività l’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra i congiunti delle vittime di Rigopiano e il presidente del Consiglio.
MORTI SUL LAVORO
Simbolico e spontaneo l’abbraccio struggente tra Giorgia Meloni e Paola Ferretti, madre di Emanuele Bonifazi, addetto alla reception dell’hotel travolto dalla valanga, una delle vittime della tragedia che ha sepolto sotto una montagna di neve 29 persone il 18 gennaio 2017.
«Ha mostrato tanta vicinanza alla nostra situazione, alla nostra sofferenza», le parole di Ferretti, «Io ho portato avanti la battaglia che è iniziata 6 anni fa, e cioè il discorso dei morti sul lavoro. Ho consegnato alla premier una lettera chiedendole che venga presa in considerazione un’estensione della fattispecie della morte sul lavoro a casi analoghi alla tragedia di Rigopiano. Non è un discorso per noi, sappiamo che la legge non potrà avere effetto retroattivo, ma servirà per il futuro affinché nessun genitore debba essere liquidato con 2.136 euro di assegno funerario, come è accaduto a noi. È una questione di dignità, vogliamo dare dignità alla morte di nostro figlio e degli altri lavoratori di Rigopiano ai quali non è stata riconosciuta. E sono 5 su 11».
Immediata la risposta della premier. «Assumo l’impegno di valutare tutto quello che è possibile fare per migliorare la legge», le parole di Giorgia Meloni, «e prometto di leggere la lettera della signora Ferretti e di fornire delle risposte adeguate».
Insieme a Paola Ferretti c’erano, Giampaolo Matrone, sopravvissuto dopo essere rimasto 62 ore sotto le macerie, che piange la morte della moglie Valentina Cicioni, Marco Foresta, che ha perso entrambi i genitori nella tragedia Tobia Foresta e Bianca Iudicone; e poi Marcello Martella, padre di Cecilia, dipendente dell’hotel, anche lei morta quel giorno, e Gianluca Tanda, fratello di Marco, altra vittima.
Ad attendere all’esterno di Palazzo Chigi, Angela Spezialetti, moglie di Martella: «Vogliamo avere giustizia, solo questo», dice ai cronisti, «purtroppo loro erano lì, non hanno potuto lasciare l’albergo a causa della neve e nessuno li ha liberati. L’unica strada percorribile era bloccata da tre metri di neve».
IL PERICOLO
DELLLA PRESCRIZIONE
La delegazione era accompagnata da Marco Marsilio, presidente della Regione, che ha mostrato preoccupazione per i tempi del processo.
«Il terrore, legittimo, di tutti i familiari delle vittime, ma anche nostro, è che un processo del genere possa finire in prescrizione, sarebbe davvero una beffa inaccettabile», sottolinea Marsilio, «l’incontro con Giorgia Meloni è stato cordiale e molto toccante sotto il profilo umano. La tragedia di Rigopiano è stata davvero unica nel suo genere e c'è grande amarezza, e anche preoccupazione, per il fatto che ci sono voluti sei anni per arrivare al primo grado di giudizio nonostante un rito abbreviato ».
«Ora», ha proseguito Marsilio lasciando Palazzo Chigi, «a causa delle esiguità delle condanne, della derubricazione dei capi di accusa, è scattata una prescrizione più breve: si rischia tra un anno e pochi mesi di trovarsi tutto prescritto». «Non siamo chiamati a giudicare nel merito le sentenze, perché il potere giudiziario deve essere lasciato libero di determinarsi senza influenze politiche. Ma nel doveroso rispetto dell'autonomia della magistratura, ci impegneremo per fare in modo che il processo di appello avvenga nei tempi più stretti possibili».
«Chiederò personalmente un incontro alla presidente della Corte d'appello dell'Aquila, Fabrizia Francabandera», conclude, «perché si garantisca un processo con tempi a tambur battente, e non con udienze ogni due mesi. Quando si è voluto si è fatto, e confido nel fatto che collaborerà pienamente per fare in modo che questo processo possa arrivare a conclusione in tempi utili, per arrivare a una verità e a una giustizia che si possano chiamare tali».
la procura
sulle stragi
Una Procura nazionale che si occupi di tutte le grandi stragi italiane: è una delle proposte espresse dalla delegazione del comitato familiari delle vittime di Rigopiano alla premier Giorgia Meloni dopo la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Pescara ha deciso cinque condanne e 25 assoluzioni per la tragedia dell'hotel di Farindola. «L'incontro è andato molto bene», ha raccontato Gianluca Tanda, «abbiamo esposto le nostre problematiche, abbiamo raccontato semplicemente la nostra storia, il paradosso di questa giustizia. Ovviamente lei non può intervenire in merito, ma abbiamo fatto delle proposte. Una su tutte, una Procura a livello nazionale che si occupi delle grandi stragi italiane, che si muove dove c'è una strage proprio per evitare questo. Abbiamo provato a immaginare un Paese senza stragi, si può fare, si possono iniziare a fare i primi passi. Saremo presenti ovviamente il 5 e il 6 aprile all'Aquila dove, come Comitato nazionale, faremo un nostro intervento e spiegheremo le nostre soluzioni. Poi ci rincontreremo sicuramente per pianificare al meglio gli obiettivi che ci vogliamo prefissare da qui a breve. Il presidente non ha preso nessun impegno, ci ha detto che lavorerà sicuramente e sarà attenta alla nostra situazione, ascolterà le nostre richieste che adesso scriveremo e le invieremo».
«Ho perso entrambi i gneitori nella tragedia di Rigopiano», dichiara Marco Foresta, «abbiamo anche rappresentato alla premier Meloni quali sono state le nostre difficoltà nel ritrovarci in una situazione più grande di noi. E che comunque non è stata facile e non sarà facile in futuro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA