Mennini resta procuratore della Corte d’Appello

7 Settembre 2017

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Consiglio superiore della magistratura  Ribaltata la sentenza del Tar Lazio che aveva dato ragione al giudice La Rana

PESCARA . Il magistrato Pietro Mennini resta procuratore generale presso la Corte d’Appello dell’Aquila.
Lo ha deciso la quinta sezione del Consiglio di Stato, che ha definitivamente messo la parola fine su una vicenda che va avanti dal 2015, quando il Consiglio superiore della magistratura (Csm) aveva bandito il concorso per il conferimento dell’incarico direttivo presso la corte d’appello abruzzese, al quale aveva partecipato anche il giudice Antonio La Rana.
Il plenum dell’organo di autogoverno della magistratura aveva però scelto Mennini, magistrato di origini romane ma da anni trapiantato in Abruzzo, dove ha ricoperto l’incarico di procuratore aggiunto a Pescara e procuratore capo a Chieti.
Contro questa decisione La Rana, attualmente procuratore generale vicario a Campobasso, aveva presentato ricorso al Tar Lazio, sostenendo che il controinteressato non possedesse un requisito obbligatorio per ricoprire il ruolo dirigenziale: l’aver frequentato corsi di formazione presso la Scuola superiore della magistratura.
L’articolo 26 bis del decreto legislativo 26 del 30 gennaio del 2006, prevede infatti che «possono concorrere all’attribuzione degli incarichi direttivi, sia requirenti che giudicanti, sia di primo che di secondo grado, soltanto i magistrati che abbiano partecipato al corso di formazione». A questa norma, però, era seguita una deroga sulla scorta della quale Mennini aveva preso parte al concorso.
I giudici amministrativi di primo grado, nel novembre 2016, avevano accolto il ricorso presentato dal procuratore La Rana. Contro la sentenza avevano presentato appello il Csm, e il ministero della Giustizia. Il 21 gennaio di quest’anno il Consiglio di Stato aveva accolto la richiesta di sospensiva e “congelato” l’esecutività della sentenza del Tar Lazio, in attesa del giudizio di merito.
All’udienza del 6 luglio di quest’anno il ricorso è stato definito. I giudici di Palazzo Spada, Giuseppe Severini (presidente), Claudio Contessa (estensore), Fabio Franconiero, Raffaele Prosperi e Valerio Perrotti (consiglieri), hanno rilevato l’inammissibilità del ricorso di primo grado, «per non aver il dottor La Rana impugnato tempestivamente la delibera del Csm che legittimava la deroga».
La questione è stata sollevata d’ufficio dallo stesso collegio giudicante nel corso dell’udienza pubblica del 15 giugno di quest’anno. Il procuratore Mennini, rappresentato in giudizio dall’avvocato Giulio Cerceo, nel frattempo ha anche partecipato al corso per dirigenti. (a.bag.)
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