Mense, gli indagati salgono a 8

26 Settembre 2018

Coinvolti i due titolari del caseificio Leone, nel mirino la fornitura delle caciotte alla Cir

PESCARA. Sale a otto il numero degli indagati per lo scandalo mense, quello che alla fine di maggio scorso portò all'intossicazione di circa 300 bambini delle scuole materne ed elementari del Comune di Pescara. Il sostituto procuratore Anna Benigni, che conduce l'inchiesta, ieri ha iscritto nel registro degli indagati (e fatto notificare gli avvisi di garanzia dai carabinieri dei Nas), anche i due titolari del caseificio Leone, che dalla ricostruzione fatta dagli inquirenti, avrebbero fornito le caciotte incriminate alla Cir attraverso il caseificio Savini.
Il cerchio dunque si chiude e manca poco anche per la definizione dell'inchiesta. I primi a finire indagati furono i vertici di Cir-Bioristoro, l'associazione di imprese che si aggiudicò l'appalto da 17 milioni per la refezione scolastica nelle mense comunali: un appalto della durata di cinque anni che qualche settimana fa è stato revocato all'Ati con un provvedimento del sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, per inadempienza contrattuale.
A Chiara Nasi (presidente della Cir), Fabrizio Gazzo (delegato per la tutela igienico-sanitaria), Emilio Fiorani (addetto al controllo dei cibi) e al legale rappresentante della Bioristoro, Maria Teresa Pianesi, si aggiunsero i titolari del caseificio Savini di Vicoli, Christian Savini e la madre Maria Luisa Di Nicola. Ieri è toccato ai titolari del caseificio Leone, accusati di frode nell'esercizio del commercio e commercio di sostanze alimentari nocive. Responsabile della mega intossicazione dei bambini, stando agli esami effettuati ai circa 130 bambini che finirono ricoverati in ospedale, sarebbe stato il Campylobacter, batterio rinvenuto in alcune caciotte sequestrate dalla magistratura nei centri cottura gestiti dalla Cir. Il complesso lavoro della procura e dei Nas fu quello di compiere il percorso inverso per accertare da dove provenissero le caciotte incriminate. E così gli inquirenti hanno verificato tutta la filiera, accertando che la Cir si riforniva delle caciotte dal caseificio Savini. Le indagini ben presto accertarono anche che Savini (nei cui locali venne trovato il Campylobacter anche se non è lo stesso ceppo presente nelle caciotte incriminate), per la sua produzione utilizzava latte crudo non pastorizzato, vietato dal capitolato di gara.
Ma Savini, sentito dagli inquirenti, si chiamò subito fuori, facendo però delle dichiarazioni che ebbero una doppia valenza. Disse che non lavorando latte pastorizzato, si era avvalso di un altro caseificio, quello della famiglia Leone a Sulmona. Ma disse anche che questo approvvigionamento di caciotte da servire nelle mense dei bambini era iniziato nel 2017, quando furono costretti a "mettersi in regola" (e anche qui non si comprende il perché solo dal 2017), mentre per il 2016 era stato lui stesso a rifornire la Cir direttamente: e quindi offrendo formaggio prodotto con latte non pastorizzato. Un passaggio indubbiamente prezioso per il Comune di Pescara che potrà metterlo sul piatto della bilancia per avvalorare la revoca dell'appalto e scongiurare la richiesta da dodici milioni di euro di risarcimento danni avanzata dalla Cir, vista la presunta frode nelle pubbliche forniture accertata dalla procura.
Un giro comunque vizioso, che non ha un’apparente logica in quanto non si comprende perché la Cir si sia rivolta alla Savini sapendo che lavorava soltanto latte crudo, e non invece direttamente al caseificio Leone. E comunque oggi il problema non è tanto questo (anche se sarebbe interessante capire chi "impose" alla Cir il fornitore Savini), quanto quello legato a questioni squisitamente tecniche. L'ultima verifica di laboratorio arriverà nei prossimi giorni e dovrebbe permettere di chiudere il cerchio.
Un esame che si chiama fosfatasi alcalina, già eseguito sulle caciotte sequestrate nei centri cottura e che facevano parte della stessa partita somministrata in quei giorni di maggio ai bambini, e che adesso dovrà essere effettuato, con atto irripetibile, sulle caciotte del caseificio Leone (da qui la necessità di notificare l'avviso di garanzia ai Leone). Tutti i centri cottura gestiti dalla Cir-Bioristoro al momento sono stati dissequestrati dalla magistratura, così come i locali del caseificio Savini dopo che i Nas hanno accertato l'acquisto e l'utilizzo da parte degli stessi Savini del nuovo macchinario per la pastorizzazione del latte. L'ultimo dubbio è ora legato a un possibile malfunzionamento del pastorizzatore dei Leone e a questo servirà quest'ultima analisi che verrà eseguita nei prossimi giorni: accertare scientificamente se le caciotte sequestrate alla Cir provenivano dal caseificio dei Leone.