«Mettiamo in sicurezza le case»

L’appello lanciato al convegno dell’Ance per spiegare la nuova legge sugli sgravi
PESCARA . Nodi perimetrali, giunti, torri di dissipamento: sono alcuni degli argomenti trattati nel seminario dell’Ance sugli incentivi fiscali per il miglioramento sismico e il contenimento dei consumi energetici degli edifici, che si è svolto a Pescara nei giorni scorsi, e nel corso del quale sono stati illustrati alcuni dei lavori già realizzati in Abruzzo. Tra i partecipanti, oltre a Marco Sciarra, e Gennaro Strever, presidenti dell’Ance di Pescara e Chieti, Marco Pierotti, presidente Anaci Pescara, e Angelo D’Alonzo, presidente dell’Ordine degli architetti, Marco Zandonà, direttore fiscalità edilizia dell’Ance, Nicola Massaro, dirigente tecnologie e qualità delle costruzioni, Edoardo Cosenza, docente all’Università degli Studi di Napoli Federico II, autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e componente della commissione tecnico scientifica per la gestione della ricostruzione dell’Aquila, e Antonio Piciocchi (Deloitte). Accanto all’obsolescenza delle prestazioni energetiche degli edifici, è emerso con forza il tema della sicurezza del patrimonio immobiliare, soprattutto con riferimento al rischio sismico che caratterizza la maggior parte del territorio italiano. Basti considerare che dal 1944 al 2013 in Italia i terremoti hanno provocato danni per circa 188 miliardi di euro (2,7 miliardi l’anno). Solo per il terremoto del Centro Italia la protezione civile ha stimato danni per oltre 23 miliardi di euro. Le aree a rischio sismico rappresentano l’85% della superficie del territorio italiano, e l’80% in termini di popolazione e famiglie, i comuni interessati sono circa 5.800, dei quali 700 ricadenti in zona 1; 2.200 in zona 2 e 2.900 in zona 3.
Lo stock edilizio presente in tali aree è costituito da 11,1 milioni di edifici, di cui 1,1 milioni si trovano nella zona a rischio più elevato; 5,1 milioni nella zona 2 e 4,9 in zona 3. Gli edifici utilizzati risultano essere circa un milione nella zona 1; 4,8 milioni nella zona 2 e 4,8 milioni in zona 3 (per un totale di 10,6 milioni). L’88,4% degli edifici utilizzati è a uso abitativo: si tratta di circa 9,3 milioni di immobili. «Ciò che serve», ha detto Gennaro Strever, «è una strategia comune tra tutti i potenziali attori, pubblici e privati, per avviare un diffuso processo di riqualificazione del patrimonio immobiliare, attraverso un’azione efficace per la sicurezza sismica e l’efficienza energetica degli edifici».
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