Minacce e paura, Pettinari nel mirino: «Ma non mi fermo»

Il consigliere comunale denuncia le intimidazioni ricevute sui social: «Sono sempre in allerta, ecco come la mia vita è cambiata»
PESCARA. «Mia madre e mia sorella tremano ogni volta che capiscono dove sto andando. Hanno paura. Ma io non posso fermarmi: lo faccio per i più deboli, per chi non ha voce. È più forte di me, è quello per cui sono nato». Domenico Pettinari, 46 anni, pescarese, è il politico delle proteste in aula, degli striscioni esibiti in Consiglio comunale e per le posizioni sempre fuori dagli schieramenti tradizionali, «lontano sia dal centrodestra sia dal centrosinistra», come si è definito dopo l’uscita dal Movimento 5 Stelle. Ma Pettinari è anche il consigliere che percorre le periferie, che conosce uno per uno i civici più difficili, che ascolta chi aspetta una casa e chi, invece, è costretto a vivere ogni giorno dentro un sistema che non funziona. E proprio per questo è finito nel mirino della criminalità, che ha iniziato a farsi sentire in modo sempre più esplicito.
«Sono minacce di morte, audio con parole pesantissime, intimidazioni dirette», racconta Pettinari che da qualche giorno, persino quando è al supermercato per fare la spesa, si deve guardare le spalle. «Scusa, ho incrociato (fa il cognome di una famiglia nota, ndr), devo abbassare la voce». Fondatore nel 2004 del movimento “Coraggio e Fermezza”, con il quale ha avviato le prime battaglie sul fangodotto, e per 9 anni (2005-2014) ai vertici di Codici, associazione che si batte per i diritti del cittadino, Pettinari è stato anche vicepresidente del Consiglio regionale, il più votato in Regione con 10mila preferenze. Ora è consigliere comunale per la lista “Pettinari sindaco”. Dietro il politico, però, c’è una vita privata sempre più compressa dalla paura. Tutto è cambiato con l’ultima battaglia per la legalità, legata agli sfratti nel civico 229 di via Tavo, a Rancitelli. «Mi arrivano messaggi gravissimi e ho paura per la mia famiglia», confessa. «Ho dovuto cambiare abitudini per proteggerli. Anche vedere la mia compagna è diventato difficile». Pettinari da anni si può muovere nei quartieri difficili solo con la vigilanza.
Pettinari, qual è stata l’ultima minaccia che ha ricevuto?
«È arrivata tramite messaggio scritto. Il contenuto è stato particolarmente pesante: mi è stato detto chiaramente che, se mi permetterò di tornare in quel luogo mentre lui occupa, “passerò un brutto quarto d’ora”. Il messaggio prosegue con toni ancora più aggressivi, sostenendo che dovrei “venire con l’esercito” per affrontarlo e che questa “guerra” la vincerà lui. È una minaccia che non lascia spazio a interpretazioni e che conferma un’escalation evidente».
Qual è l’intimidazione che le ha fatto più paura?
«Le frasi che mi sono rimaste più impresse sono quelle che parlano apertamente di violenza fisica, come “ti schiaccio la testa” o “qualcuno ti deve spaccare il muso”. Non è solo il contenuto in sé a fare paura, ma il fatto che queste parole sembrano arrivare da una persona che potrebbe essere imprevedibile. Questo tipo di soggetti, proprio perché non seguono logiche “razionali”, possono risultare ancora più pericolosi».
Come vive sapendo che c’è qualcuno che le vuole fare del male?
«Questa situazione ha cambiato il mio modo di vivere la quotidianità. Mi capita di guardarmi continuamente alle spalle, anche mentre mi trovo in luoghi comuni come un supermercato. Basta incrociare uno sguardo o vedere qualcuno che sembra sospetto per entrare in uno stato di allerta. È una condizione psicologica pesante, perché limita la serenità anche nei momenti più normali».
Teme anche per la sua famiglia?
«Sì, la preoccupazione più grande riguarda proprio i miei familiari, in particolare mia madre e mia sorella con cui vivo. Ho modificato alcune abitudini per cercare di proteggerle, arrivando persino a limitare ciò che possono vedere sui social. Non voglio che si rendano conto fino in fondo della gravità della situazione, anche se inevitabilmente qualcosa arriva anche a loro».
Perché continua nonostante i rischi?
«Continuo perché sento che è qualcosa che devo fare. Non lo considero un impegno politico, ma una vera e propria missione personale. Sapere che ci sono persone in difficoltà, spesso abbandonate, e avere la possibilità concreta di aiutarle, per me è una responsabilità. Se mi fermassi starei male con me stesso, perché significherebbe ignorare qualcosa che invece so di poter affrontare».
Che messaggio vuole mandare a chi la minaccia?
«Non mi fermerò. La paura esiste, sarebbe ipocrita negarlo, ma non è abbastanza forte da bloccare quello che faccio. Non c’è intimidazione che possa farmi cambiare strada, perché la spinta interiore che mi porta ad agire è più forte».
Chi è Pettinari al di là dell’impegno pubblico?
«Sono una persona con una forte sensibilità, appassionato di musica fin da bambino. Ho studiato violino in conservatorio e quella parte artistica è ancora dentro di me, anche se oggi è meno visibile. Non sono solo la figura pubblica che si vede all’esterno».
Da piccolo che lavoro sognava?
«Da bambino ho avuto sogni diversi, anche molto lontani tra loro. In un periodo immaginavo di fare il dentista, poi mi sono appassionato profondamente alla musica. Crescendo è nato un forte interesse per il mondo dell’intelligence, che continuo a seguire con curiosità ancora oggi».
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