Miniere, patrimonio da valorizzare

A Scafa esperti a confronto sui tesori della Maiella: «Una risorsa per il turismo»
SCAFA . La dodicesima Giornata nazionale delle miniere, svoltasi qualche giorno fa a Scafa, oltre a una mostra a Palazzo Paparella, con contenuti multimediali, curata da Mino Gelsomoro, è stata caratterizzata da un convegno sul tema de “La Maiella nera” tenuto all’aperto nel piazzale della Sama, la società che fino ai tempi recenti ha prodotto, con i materiali bituminosi ricavati della viscere delle Maiella, le mattonelle che hanno pavimentato i centri storici di mezza Italia, oltre che in tante città europee (Berlino) ed extracontinentali. Un convegno promosso dalla Sigea (Società italiana di geologia ambientale), arricchito con un’esposizione fotografica del Graim (Gruppo di ricerca di archeologia industriale della Maiella). Si è ripercorsa la storia di questo territorio che per più di un secolo è stato una risorsa viva delle popolazione della Val Pescara: gli esperti, i tecnici, i docenti che sono interventi, a fronte di un passato che ha contribuito grandemente al progresso civile e sociale, hanno concluso e auspicato che questo settore produttivo possa tornare a essere attrattivo e di valido contenuto economico, come hanno sottolineato il sindaco Maurizio Giancola e Adele Garzarella, presidente della Sigea Sezione Abruzzo. Le ha definite «una città nella montagna», Roberto Di Paolo del Graim, le venti miniere di bitume della Maiella, «un immenso patrimonio da valorizzare, un grande risorsa per l’industria del turismo», ricordando che in Italia ci sono 53 miniere visitabili come il Parco nazionale museo delle miniere dell’Amiata, il Parco nazionale delle colline metallifere grossetane o le miniere di Predoi, in Alto Adige. «Una valorizzazione», ha sottolineato la geologa Elena Liberatoscioli «può venire dal Parco della Maiella che recentemente ha presentato anche la sua candidatura Geoparco dell’Unesco».
«Conseguire un titolo di rilevanza mondiale», secondo la Liberatoscioli, «potrebbe accrescere il flusso dei turisti del 30%, questo è avvenuto nei 73 geoparchi d’Europa, nei 156 geoparchi del mondo e nei nove italiani. Abbiamo presentato la candidatura nel 2018 e oggi posso dire che siamo a buon punto sulla strada che porta al raggiungimento dell’obiettivo». La prof Daniela D’Alimonte ha ripercorso un po’ la storia del lavoro femminile nelle miniere. «A loro non era consentito andare in profondità, lavoravano in superficie, ai macchinari, oppure pulivano gli stanzoni, per 10/12 ore al giorno». A conclusione il geologo Silvano Agostini ha suggerito le strategie mediatiche per richiamare il turista al geoturismo tra conoscenza e cultura.

