«Mio padre è stato rapinato e ucciso»

17 Settembre 2018

La figlia del turista sparito da due settimane: «Aveva 300 euro nel portafoglio, il suo corpo è stato portato altrove»

CARAMANICO . «A due settimane dalla scomparsa di mio padre, siamo arrivati a pensare che qualcuno lo abbia rapinato dei soldi che aveva in tasca, ucciso, caricato in macchina e buttato da qualche parte. Potrebbe essere ovunque. Aveva 300 euro nel portafogli. Qualcuno potrebbe averlo fermato per strada, avergli chiesto qualcosa, lui potrebbe aver aperto il portafogli, derubato e poi fatto sparire. Chissà se ha visto o sentito qualcosa che non doveva..».
Francesca Fattiboni, architetto, fa su e giù tra Milano, dove vive e lavora, e Caramanico dove ancora alloggiano all’hotel Vincenzella la madre Lilly e la sorella Ines che hanno chiesto ai carabinieri di valutare altri elementi di indagini, come ad esempio, il sequestro.
Si aggrappa alla speranza di rivedere vivo suo padre, Carlo Rodrigo Fattiboni, il 76enne di Brugherio (con origini pescaresi) inghiottito dai boschi della Valle dell’Orfento dal tardo pomeriggio di lunedì 3 settembre. Nello stesso tempo è costretta a fare i conti con la realtà. E cioè che a 15 giorni dalla sparizione, avvenuta alle 16.55 di quel giorno, l'uomo non ce l'abbia fatta, per qualche ragione che rimane ancora avvolta nel mistero.
Chi può aver fatto del male a un impiegato in pensione di una cartiera nel Milanese, in vacanza dal 26 agosto a Caramanico? «Nessuno», è certa Francesca, «mio padre non aveva nemici. Amava stare in solitudine tra i boschi o durante le sue passeggiate. Era un grande camminatore, ha fatto Santiago di Compostela cinque volte e si preparava alla Loreto-Assisi».
Conosceva, Fattiboni, originario del quartiere San Silvestro a Pescara, i luoghi ameni e le strade del paese da dove si diramano i sentieri dello Spirito. Li conosceva bene, Fattiboni, perché da nove anni aveva scelto di rifugiarsi tra quei monti per fare le cure termali con la moglie e degustare la ratafìa serale dall’amico Ivo.
Da due settimane è sparito nel nulla, portando con sè il segreto degli ultimi istanti. Da quando alle 16.55 di lunedì 3 settembre disse alla moglie: «Vado a provare il bastone telescopico da trekking, torno fra un paio d’ore». Non lasciava mai detto dove andava, quali percorsi seguiva, ma era sempre molto puntale. Alle 19 sarebbe tornato in albergo per la cena. Invece, si è dileguato nel nulla lasciando la famiglia nella disperazione più totale, lacerata da dubbi e domande.
La sua ultima immagine è ferma lungo viale Roma, in direzione dei boschi, verso il centro “Paolo Barrasso” del Corpo forestale, da dove attualmente i soccorritori coordinano le ricerche.
Immagina scenari da film, Francesca, ma nello stesso tempo cerca di rimanere lucida e con i piedi per terra. Vuole solo conoscere la verità, ringrazia i soccorritori («Ci stanno mettendo l'anima, posso comprendere la loro frustrazione, ma stanno facendo un lavoro encomiabile») e dentro di sè implora: «Papà, dove sei?».
Lo sa, Francesca, che «mio padre potrebbe essere semplicemente scivolato dentro un canalone, impossibile da risalire o da raggiungere. Ma dopo due settimane senza cibo né acqua..», riflette la giovane che nei giorni scorsi aveva ipotizzato una scomparsa da «perdita di memoria». Una settimana dopo, la situazione è ferma al palo: nessun ritrovamento.
Rivela, Francesca: «Papà non aveva con sè lo zaino che usava abitualmente. Solo il portafogli, il bastone, le carte di credito che abbiamo bloccato, il vecchio telefonino». A quel numero risponde una segreteria ormai zeppa di messaggi.
La speranza si affievolisce. Francesca e la sua famiglia lo sanno: «La speranza di trovarlo, e trovarlo vivo, c’è sempre. L’attività investigativa prosegue in altre direzioni. Noi proveremo a cercarlo anche negli eremi e nei monasteri, dove mio padre diceva di volersi rifugiare. Se così fosse noi rispetteremmo la sua volontà, ci basterebbe sapere che sta bene».
Ipotizza una serie di scenari, Francesca: «Se fosse stato un sequestro di persona, a quest’ora avremmo ricevuto una richiesta di riscatto. Mio padre assumeva determinati medicinali, chissà se qualcuno li ha richiesti in farmacia. Se è caduto in qualche canalone e non ha potuto chiedere aiuto, almeno trovare il suo corpo. Potremmo ipotizzare un allontanamento volontario solo in caso di amnesia. Altrimenti non aveva alcuna ragione per farlo, non avrebbe mai abbandonato mia mamma con la quale voleva andare a vivere all’isola di Linosa» nelle Pelagie siciliane.