Misiti: nessuna tregua per i delinquenti

6 Settembre 2019

Dopo il grido di allarme dei commercianti il questore annuncia controlli serrati nelle aree a ridosso di stazione e terminal

PESCARA. Saranno controlli massicci e serrati quelli che scatteranno prossimamente nel centro cittadino teatro, negli ultimi tempi, di risse, accoltellamenti e violenze a colpi di bottigliate tra stranieri che stazionano nell’area terminal.
L’intensificazione del servizio di pattugliamento del territorio è annunciato dal questore Francesco Misiti in parte in risposta agli appelli di residenti e negozianti, impauriti dall’escalation di violenze degli ultimi mesi, che hanno invitato il questore a visitare personalmente il quartiere e raccogliere il loro lamento. In parte.
Perché l’incremento dell’azione di monitoraggio nel quartiere scintillante della città, che sembra assomigliare sempre più alla periferia quanto a zuffe e degrado, era già stato ampiamente predisposto dalla questura ancora prima che avvenissero i fatti degli ultimi giorni.
Tre giorni fa le bottigliate e le coltellate tra pakistani e nigeriani, concluse in una scia di sangue e la medicazione delle ferite al pronto soccorso dell’ospedale. Ferite superficiali sulla pelle, guaribili in pochi giorni. Ma la paura no, quella resterà impressa per sempre nella mente dei due operai pakistani, che lavorano in due attività alimentari all’angolo tra via Mazzini e corso Vittorio Emanuele e che tre sere fa sono stati bersaglio di nigeriani ubriachi che occupavano gli spazi antistanti i negozi e ai quali era stato chiesto di andare a schiamazzare altrove. Uno dei due pakistani, poi finiti al pronto soccorso, è stato sfregiato al collo con una bottiglia rotta. L’altro è stato terrorizzato con la lama di un coltello, fatta poi scivolare lungo il torace, accanto al cuore.
I due operai, che lavorano per una azienda aperta da sette anni in città e che «in questi anni non ha mai avuto problemi con la sicurezza», assicura il titolare, sono sotto shock. Non parlano bene l’italiano, si esprimono nella loro lingua, ma riescono solo a dire: «Siamo troppo impauriti».
Se la sono cavata, poteva andare peggio se la rabbia degli assalitori superava la soglia consentita.
Uno dei nigeriani coinvolti nella lite è stato portato in questura, identificato e poi rilasciato. La legislazione consente una prassi che permette a chi si comporta male di tornare libero dopo poche ore e ciò fa indignare la gente comune che commenta: «Le forze dell’ordine fanno il loro dovere, li prendono, li arrestano e poi se li rivedono per strada il giorno dopo. Forse anche per gli agenti è frustrante sapere che le leggi non trasmettono la certezza della pena».
Alcuni stranieri che stazionano nell’area verde del terminal bus (nelle vicinanze del luogo dove nell’estate del 2018 si è consumato uno stupro ai danni di una giovane donna disabile) non avrebbero i documenti in regola, sono in attesa di conoscere il loro destino. Nel frattempo delinquono.
E la città rifiuta di accettare questi atti di violenza scatenati da persone che «bevono, si drogano, schiamazzano sotto le finestre e davanti ai negozi del centro e vivacchiano rubando e rivendendo biciclette» questo raccontano residenti, dipendenti dei negozi del centro e commercianti costretti a «muoversi a gruppi» oppure a pianificare «percorsi alternativi e più lunghi per andare a riprendere l’automobile nell’area di risulta, pur di non passare davanti al terminal dove bivaccano gli stranieri».