Missili Usa sulla base di Assad

8 Aprile 2017

Trump ordina l’attacco dopo la strage dei bambini da gas letali. Putin: un’aggressione

NEW YORK. Donald Trump ha fatto quello che Barack Obama aveva sempre voluto evitare: punire il regime siriano per atroci attacchi contro la sua popolazione. Nella notte fra giovedì e venerdì l’attuale capo della Casa Bianca ha ordinato un attacco missilistico in Siria. Ha voluto così vendicare il mondo intero per la strage di civili avvenuta martedì su ordine del presidente Assad ricorrendo ad armi chimiche. Strage che aveva fatto oltre ottanta vittime e ferito dozzine di civili.

Era notte fonda in Siria quando il Pentagono ha lanciato cinquantanove missili Tomahawk contro la base aerea Al Shayrat. Nel mirino caccia siriani, radar, pompe di rifornimento ed equipaggiamento essenziale per far volare aerei militari del regime di Assad. Negli Stati Uniti erano le 8,40 di giovedì sera quando gli americani, a sorpresa, hanno appreso della risoluta azione militare autorizzata dalla Casa Bianca. Un’azione preparata nel giro di 48 ore dal Comando Centrale degli Stati Uniti a Tampa, in Florida. Era lì che il segretario della difesa John Mattis aveva messo a punto un blitz che coinvolgeva due cacciatorpediniere, la Porter e la Ross, che già si trovavano nel Mediterraneo orientale. Giovedì Matis si era incontrato con Trump, che era in Florida per un vertice col presidente cinese Xi, e lo aveva informato che poche ore dopo sarebbero entrati in azione i Tomahawk Usa. L’attacco non è stato autorizzato né dal Congresso né dalle Nazioni Unite. Si è trattato, quindi, di un’azione militare unilaterale con esclusiva autorizzazione presidenziale nell’interesse della sicurezza nazionale Usa, nonostante lo stesso Trump abbia avvisato le cancellerie internazionali, Mosca compresa)

«Ho dato ordine di colpire target militari in una base aerea in Siria», ha detto Trump in un breve discorso alla nazione. «È nell’interesse della sicurezza nazionale vitale agli Stati Uniti al fine di prevenire e scoraggiare l’uso di armi chimiche mortali. I tentativi precedenti di far cambiare il comportamento al presidente Assad sono tutti falliti in modo drammatico», ha proseguito Trump affermando che la continua crisi dei rifugiati siriani minaccia gli Stati Uniti e i suoi alleati.

Immediata la reazione negativa sia del governo di Damasco che del Cremlino, alleati nella guerra contro le forze siriane di resistenza. «Quello avvenuto nella parte centrale del nostro Paese, è stato un barbarico atto di aggressione che ha avuto come conseguenza la morte di quindici persone», si legge nel comunicato del regime di Assad che accusa l’America di essersi allineata con i terroristi dello Stato Islamico contro cui combattono le forze di Damasco. Ma, al di là della prevedibile reazione della Siria, in tutte le capitali mondiali l’attenzione era rivolta al Cremlino. Dopo le ripetute dichiarazioni di Trump che i rapporti fra Washington e Mosca sarebbero stati più stretti e cordiali, come avrebbe reagito Putin? «L'attacco missilistico in Siria, avvenuto in violazione delle leggi internazionali, è un notevole schiaffo alle relazioni russo-americane», è stata la reazione arrivata immeditamente da Mosca mentre il governo Usa affermava che la Russia non aveva fatto a sufficienza per scoraggiare Assad dall’uso di armi belliche chimiche. Ma c'è di più. Ora il Pentagono ha aperto un’inchiesta per stabilire se il Cremlino fosse stato informato preventivamente, o addirittura possa essere stato complice di Assad, nell’attacco chimico nella provincia di Idlib. Specificamente l'inchiesta vuole stabilire se è stato un caccia russo a bombardare l’ospedale di Khan Sheikhoun cinque ore dopo l’attacco, nel tentativo di far scomparire ogni prova che i siriani erano ricorsi ad agenti chimici.

Israele si è immediatamente schierato con Trump e ad applaudire la risolutezza della Casa Bianca sono stati anche i governi arabi sunniti in Medio Oriente, compresa Arabia Saudita, Egitto, Giordania ed Emirati Arabi. Applausi anche dalla Turchia. Erdogan dichiara di apprezzare la concretezza del nuovo inquilino della Casa Bianca. Ora si attende di capire le intenzioni di Trump. Il presidente Usa ha cambiato idea su Assad? Aveva affermato di essere contrario a un cambio di regime ma l’attacco sembra indicare altrimenti. La Casa Bianca ha preso una posizione intermedia: non è il regime che deve cambiare, è il suo comportamento che non è più tollerabile. «Gli Stati Uniti hanno intrapreso un’azione misurata», ha detto al Consiglio di Sicurezza Onu l’ambasciatore Usa, Nikki Haley. «Siamo pronti ad andare più in là, ma speriamo non sia necessario». E fra le righe c’è anche un avvertimento alla Corea del Nord.