Modello Abruzzo a rischio «Dieci regole per salvarlo»

Recinti elettrificati, sottopassi, dissuasori e indennizzi per chi ha subito danni Ricci, delegata regionale Wwf: «Solo così riconquistiamo la nostra immagine»
L'AQUILA. L'Abruzzo regione dei parchi e degli orsi. Un binomio che neppure l'ultimo, gravissimo, episodio, l'uccisione dell'orsa Amarena, potrà scalfire. Ne è certo il Wwf che invita, però, a fare di più e indica una sorta di decalogo da seguire per una civile e pacifica convivenza tra l'uomo e gli animali protetti, i grandi carnivori.
Regole semplici, ma fondamentali che coinvolgono tutti: istituzioni, parco, coltivatori, turisti e semplici cittadini. Perché l'orso - meraviglioso simbolo dell'Abruzzo - è patrimonio di tutti. Ad indicare le possibili strade da seguire è la presidente del Wwf Abruzzo, Filomena Ricci. «Ciò che stiamo provando a fare da molto tempo», dice, «è lanciare un messaggio di tutela delle specie protette, nel caso specifico l'orso. Sono molti gli abruzzesi che rispettano e amano gli animali ed è su questo patrimonio che dobbiamo fare leva». Non a caso, il Wwf ha lanciato la campagna nazionale "Orso 2 per 50", che si pone l'obiettivo di raddoppiare, entro il 2050, i circa 50 esemplari di orso marsicano presenti nel Centro-Italia. Ma per farlo, occorrono alcuni accorgimenti.
«Regole comportamentali», afferma Ricci, «che partono dalla consapevolezza del patrimonio di fauna e flora presente nel nostro Abruzzo».
1) La prima regola. «È fondamentale incrementare gli incontri nelle scuole e sul territorio con una campagna di sensibilizzazione a vasto raggio che renda partecipi i cittadini abruzzesi dell'importanza dell'orso, le sue caratteristiche, i comportamenti e le minacce che subisce e le azioni per la sua tutela».
2) Al secondo punto in scaletta la questione indennizzi, che non può essere trascurata, «continuando nell'erogazione degli indennizzi, da parte della Regione e dei parchi, per chi subisce danni economici e materiali a causa delle incursioni degli orsi», evidenzia Ricci che indica altri accorgimenti tecnici da adottare.
3) «Il potenziamento dei sistemi di prevenzione come recinzioni elettrificate negli allevamenti, nei frutteti e nei pollai e l'utilizzo di porte in ferro anti-orso negli stalli degli animali da allevamento».
4) Nella gestione del rapporto con gli orsi, nelle aree protette e nei paesi limitrofi «è opportuno attuare anche altri metodi preventivi: non abbandonare rifiuti e resti di cibo in prossimità delle abitazioni e dei centri abitati».
5) E poi: «Non inseguire gli orsi in macchina, in caso di avvistamento, per scattare foto o fare riprese video».
6) E ancora: «Tenere sempre i cani al guinzaglio e, in presenza di un orso, se si è a piedi, è bene restare fermi e lasciarlo passare, senza darsi improvvisamente alla fuga, attendendo che si allontani ed evitando di bloccare la via d'uscita».
7) Il Wwf, nel decalogo, attribuisce un ruolo di primo piano alle istituzioni «che devono mettere in sicurezza le strade interessante dagli attraversamenti degli animali», sottolinea Ricci, «installando dissuasori visivi a acustici, che si azionano al passaggio delle automobili tenendo lontani gli orsi dalla carreggiata».
8) Altri interventi necessari sono «il potenziamento dei sottopassi per gli animali e le recinzioni poste in punti strategici dei tratti stradali dove si verificano attraversamenti degli orsi e altre specie protette».
9) Spesso, gli esemplari di orso scendono a valle, avvicinandosi ai centri abitati attirati dal cibo. «Per questo motivo risulta fondamentale», aggiunge la presidente del Wwf, «posizionare, nelle aree di presenza dell'orso, dei cassonetti di raccolta differenziata dei rifiuti anti-orso, con un sistema di chiusura automatizzato che non consente al plantigrado di avvicinarsi pericolosamente alla ricerca di cibo».
10) La presenza degli orsi, nei paesi montani abruzzesi, è stata una costante negli ultimi anni. Motivo di orgoglio e stupore, per residenti e turisti, alla ricerca di uno scatto inedito da conservare o di un incontro ravvicinato con il simbolo del parco d'Abruzzo. «E qui si arriva al punto dieci, cruciale», evidenzia Ricci, «occorre un'azione informativa a vasto raggio sulla convivenza tra uomo e grandi carnivori. Troppo spesso passano messaggi sbagliati e informazioni forvianti, che intaccano un equilibrio prezioso. Siamo di fronte ad un problema culturale, di rispetto e civile convivenza, di accettazione di esemplari di fauna protetta che sono una risorsa preziosa. E che restituiscono all'Abruzzo l'immagine della regione dei parchi».
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