Più interventi, un numero di vittime quasi raddoppiato. In Abruzzo il 2025 del soccorso in montagna segna un salto netto: 609 missioni, 611 persone soccorse e 22 decessi, a fronte dei 12 dell’anno precedente. Un aumento che, secondo i dati raccolti dal Soccorso alpino e speleologico abruzzese, si accompagna anche a una crescita significativa degli interventi, saliti di circa il 30% rispetto al 2024. Numeri che raccontano una pressione sempre più forte per chi deve garantire la sicurezza in quota.
«È una situazione non bella», sintetizza il presidente del Cnsas
Daniele Perilli. «Aumentano le persone che frequentano la montagna, ma aumentano anche quelle che la affrontano in maniera improvvisata, senza preparazione e senza consapevolezza dei rischi». Il quadro si inserisce in una tendenza nazionale altrettanto marcata: nel 2025 le missioni di soccorso sono state 13.037 (+8% rispetto al 2024), con 528 persone decedute, in aumento del 13%.
PIù CADUTE E MALORI
Le cause restano in gran parte le stesse – cadute e scivolate nel 45% dei casi, malori nel 14,1% – così come l’attività più coinvolta, l’escursionismo, che da solo rappresenta il 43,6% degli interventi. Ma è la crescita costante dei numeri a preoccupare. «Oggi la montagna è percepita come accessibile, ma non è così. Servono formazione, informazione e attrezzatura adeguata. In molti partono senza il giusto abbigliamento, senza le scarpe adatte, senza conoscere il percorso. E il rischio, anche per chi è esperto, in montagna non si azzera mai» spiega il presidente Cnsas. Il risultato è che gli incidenti aumentano e, nei casi peggiori, si trasformano in tragedie. Il dato sulle cadute, che anche in Abruzzo rappresentano la quota principale degli interventi, trova una spiegazione concreta nell’esperienza quotidiana delle squadre. «In salita» osserva Perilli «anche con una scarpa non adatta si riesce ad andare avanti. Il problema arriva in discesa: lì è facile scivolare, procurarsi distorsioni o fratture. Sono questi gli incidenti più frequenti».
IDENTIKIT PERSONA SOCCORSA
Il profilo della persona soccorsa resta stabile: uomo nel 69,5% dei casi, italiano (81,1%), con un’età prevalente tra i 50 e i 60 anni. Ma accanto agli escursionisti di mezza età cresce anche il numero dei più giovani. «Capita spesso» racconta Perilli «di dover intervenire per gruppi di ragazzi che si avventurano senza preparazione, sottovalutando tempi e difficoltà. Poi arriva il buio, le temperature scendono e si ritrovano bloccati, senza punti di riferimento». E mentre a livello nazionale cresce l’utilizzo di strumenti tecnologici come l’app GeoResQ – oltre 256 mila utenti attivi e 354 emergenze gestite nel 2025 – in Abruzzo, a complicare ulteriormente le operazioni, c’è un limite strutturale: «Nell’80% dei casi il cellulare non funziona. Questo rende più difficile localizzare chi ha bisogno di aiuto, bisogna implementare la rete delle comunicazioni».
L’ITER DEL SOCCORSO
Quando parte una richiesta di soccorso, la macchina si attiva attraverso il numero unico 112. «La centrale raccoglie le informazioni e le coordinate, poi ci attiviamo con l’elicottero, se le condizioni lo permettono, e con le squadre a terra. Ogni intervento coinvolge uomini e mezzi importanti, ma quando arriva una chiamata non si fanno valutazioni sui costi: l’obiettivo è portare la persona a valle nel miglior modo possibile». Da qui l’insistenza sulla prevenzione, a partire da regole semplici. «La prima è dire sempre dove si va: in caso di mancato rientro è un’informazione fondamentale. Poi informarsi sul percorso e sulle condizioni meteo, portare la cosiddetta vecchia cartina dove sono tracciati tutti i sentieri e formarsi prima di affrontare certe attività e utilizzare attrezzature adeguate, sapendole usare davvero». ll richiamo si fa ancora più netto guardando ai prossimi giorni, segnati dal maltempo e da condizioni particolarmente critiche in quota.
IL PERICOLO VALANGHE
«In questi giorni» avverte Daniele Perilli «c’è un’allerta rossa sulla regione Abruzzo, non solo per i temporali ma anche per la situazione in montagna. Sta arrivando tantissima neve, parliamo di metri di accumuli, spesso neve pesante. In queste condizioni andare in montagna è pericolosissimo». Il rischio principale è quello delle valanghe, reso ancora più insidioso dalla combinazione tra nuovi accumuli e instabilità del manto nevoso. «C’è un altissimo rischio» sottolinea «e per questo il mio invito è molto chiaro: in questi giorni bisogna evitare di frequentare pendii che possono essere pericolosi. Anche se poi, come ci auguriamo, il tempo migliorerà verso Pasqua, non bisogna abbassare la guardia». Il punto, ancora una volta, è la consapevolezza dei propri limiti. «Se non si è in grado di valutare la difficoltà e la pericolosità di un pendio» insiste Perilli «non lo si deve affrontare. Non bisogna rischiare. La montagna non perdona l’improvvisazione, soprattutto in condizioni come queste».