Montesilvano, immigrato cade dal sesto piano e muore per sfuggire al rogo

6 Marzo 2017

La vittima è un senegalese clandestino 52enne che due anni fa era stato espulso dall’Italia. Intossicato un connazionale. La sciagura mentre i pompieri stavano per trarlo in salvo

MONTESILVANO. «Su quel cornicione si muoveva di continuo, gli gridavo stai fermo, non ti muovere. Ma è precipitato proprio mentre i pompieri stavano sistemando la gru. È volato giù in un silenzio impressionante, non ha urlato. Solo il tonfo alla fine».

Ancora stravolto, Pietro Collevecchio racconta ai margini della Pineta di via Isonzo gli ultimi momenti di Ndiaga Diallo, senegalese di 52 anni morto ieri mattina sotto gli occhi di decine di persone mentre cercava di salvarsi dalle fiamme dell’appartamento al sesto piano dove aveva passato la notte. Un ospite per il padrone di casa, senegalese come lui, un irregolare per i carabinieri che stanno ricostruendo la trama di questa tragedia spaventosa. Dove i protagonisti, la vittima e il sopravvissuto Samb Amadou Anta, 45 anni, salvo perché è riuscito a rimanere accucciato sul davanzale della finestra assediata dalle fiamme, sono uomini in carne e ossa. Uomini abituati, però, a muoversi come fantasmi. Senza documenti, clandestini come Diallo, già espulso un paio di anni fa, presenze invisibili di cui nessuno nel quartiere, che tanto ha pregato per loro ieri mattina, conosceva l’esistenza.

Il dramma in diretta, ripreso e fotografato da decine di persone, è cominciato intorno alle 9,50 quando il fuoco aveva già divorato gran parte dell’appartamento al sesto piano della palazzina circolare di via Isonzo 6, con le fiamme che avanzavano verso i balconi e il fumo che annebbiava tutta la zona. Chi era all’esterno ha iniziato a tempestare di chiamate la centrale operativa dei vigili del fuoco mentre molti degli inquilini del palazzo ancora non si rendevano conto di quello che stava accadendo.

«Ho sentito i calcinacci che cadevano nell’appartamento a fianco, ho aperto la porta e ho visto il pianerottolo pieno di fumo, ho preso il gatto e sono scappato», racconta l’inquilino dirimpettaio dell’appartamento della tragedia. Dove in quegli stessi momenti Diallo e l’amico non erano riusciti a trovare altra strada di salvezza che la finestra dell’ingresso-soggiorno, l’unico varco ancora possibile nella stanza da dove, per come è devastata, si sarebbe scatenato l’incendio. Secondo la ricostruzione dei carabinieri diretti dal capitano Vincenzo Falce, e in base ai primi elementi raccolti dai vigili del fuoco, tutto lascerebbe pensare al cortocircuito di un elettrodomestico. Una stufetta forse, o il televisore, di cui però il rogo ha cancellato ogni traccia, rendendo ulteriormente complicato il lavoro dei vigili del fuoco chiamati a chiarire le cause dell’incendio.

Per ora si escluderebbe la causa delle bombole di gas, perché nel caso sarebbero esplose e anche perché, quelle trovate sul pianerottolo dai carabinieri sono risultate vuote. «Il gas era finito e non avevamo i soldi per ricomprare le bombole», riferisce al Centro Ndiaye Cheikh, 54 anni, senegalese scampato per miracolo alla tragedia perché, come racconta, «sono uscito di casa presto, verso le sette, ed era tutto tranquillo». Invece quando torna è l’inferno. Sono le 9,58 quando le prime squadre dei vigili del fuoco partono dalla sede distaccata di Montesilvano e da Pescara raggiungendo via Isonzo in una manciata di minuti. Quando arrivano la scena è chiarissima: ci sono due persone appollaiate sul davanzale della finestra al sesto piano, accanto alla ringhiera del balcone incandescente per le fiamme arrivate fino a fuori. I due uomini sono lì, esausti e terrorizzati. Uno è rannicchiato sul davanzale della finestra. Immobile.

L’altro, accanto a lui, non si dà pace, continua a muoversi nel tentativo di guadagnare centimetri che gli possano mantenere salva la vita. Sotto, in strada, decine di persone. C’è chi gli urla di stare calmi, chi li incoraggia, chi prega. Chi spera mentre i vigili del fuoco montano la gru in fretta e furia. Ma sopra, al sesto piano, le fiamme avanzano senza sosta e Diallo continua a muoversi. In quell’angolo di vita che gli resta le prova tutte. E scavalca il davanzale. È terrorizzato. Con le mani agganciate al pezzo di marmo si sporge con le gambe all’esterno fino a toccare con i piedi l’esile cornicione del palazzo. Ma resiste pochissimo. E in un attimo, forse per un piede messo in fallo, forse perché non regge più la presa, vola giù. È una tragedia collettiva. In strada c’è chi si sente male, chi si copre gli occhi, ma anche chi fa foto e gira video. Diallo crolla a terra senza neanche un grido. Si precipita il personale della Misericordia, del 118, ma non c’è più niente da fare per lui. Salvo il compagno, raggiunto e portato giù dai vigili del fuoco con la gru un minuto dopo. È intossicato, sotto choc, ma non è in pericolo di vita quando lo trasportano al pronto soccorso per tutti gli accertamenti e le cure necessarie. Sull’ambulanza riferisce poco, dice di essere stato svegliato dalle fiamme mentre dormiva nella stessa stanza di Diallo. Di aver provato a scappare, di non esserci riusciti. In via Isonzo il palazzo viene isolato. Arrivano i carabinieri, arriva anche il sindaco Maragno, l’assessore Cozzi mentre la salma viene portata via. La tragedia finisce in un fascicolo affidato al pm Rosangela Di Stefano che dispone l’autopsia e anche il sequestro dell’appartamento. Tutti gli altri inquilini possono rientrare. Per i vigili del fuoco il palazzo è agibile.

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