«Moreno pompiere come il papà eroe»

13 Ottobre 2014

La vedova del vigile del fuoco che perse la vita nella fabbrica pirotecnica a Città Sant’Angelo: un associazione per ricordarlo

PESCARA. «La prima volta che ho visto Maurizio ero alla fermata dell’autobus, a Montesilvano. Quando ci siamo sposati, io avevo 21 anni e lui tre più di me. Che bello che era. Mio figlio, il grande, è identico».

Patrizia Colatriani 45 anni appena compiuti, oggi parla da vedova, ma il cuore non accetta quello che la testa ha dovuto sopportare un anno fa, quando suo marito, il vigile-eroe Maurizio Berardinucci, il 26 ottobre è morto a 47 anni al Policlinico Gemelli di Roma per un’infezione, in seguito all’intervento per le gravi lesioni riportate nell’esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio dei fratelli Di Giacomo, a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo, il 25 luglio del 2013.

Dopo un anno scandito da premi e riconoscimenti alla memoria del marito, di cui l’ultimo, il Ciattè d’oro, ritirato proprio tre giorni fa a Pescara, Patrizia accetta di raccontare al Centro il «suo» Maurizio, «una persona generosa anche fuori dal lavoro, che si buttava in tutto sempre, era proprio così». E anche quella maledetta mattina di fine luglio: «Io uscii presto di casa, alle cinque, per andare a lavorare. Non l’ho visto quando è uscito alle sette e mezza. Quello che è successo dopo me l’hanno raccontato i colleghi».

Una storia di generosità e coincidenze quella di Maurizio Berardinucci: «Mio marito non doveva trovarsi lì, perché con la squadra stava facendo un altro intervento al porto, credo per l’incendio di qualche barca. Per Città Sant’Angelo era partita un’altra squadra, ma si è persa, ha sbagliato strada, e siccome mio marito, che è di Montesilvano, conosceva quelle zone, si è offerto subito di andare. Ma quando è arrivato c’è stata la seconda esplosione, lui stava dietro al camion, e lì l’ha investito l’onda d’urto che l’ha scaraventato proprio contro il camion che doveva proteggerlo. Evidentemente Dio ha detto basta». Ma Maurizio, fisico forte, ha lottato come e quanto ha potuto per non andarsene, per continuare a veder crescere il primogenito Moreno che oggi ha 23 anni, Veronica che ne ha compiuti 18 ad aprile e l’ultima, Federica, che di anni ne ha appena cinque e che continua a frequentare il padre grazie ai filmati che la mamma non smette di farle vedere, «perché non deve assolutamente dimenticarlo».

«A un certo momento si era ripreso», ricorda Patrizia, «i dottori gli avevano detto che a Natale sarebbe tornato a casa. Due giorni prima era uscito dal reparto, la mattina del venerdì è entrato in sala operatoria per un intervento di routine, un intervento di pulizia, e c’è stato lo shock settico, l’infezione che non gli ha dato scampo. È andata così».

È andata come nessuno si aspettava, e anche se fatica a parlare del marito al passato, s’illumina quando lo sente chiamare il vigile-eroe. «In questo anno ho ricevuto tanti riconoscimenti, ce li ho tutti a casa, ho fatto un angolo tutto di Maurizio, ho incorniciato tutto. È chiaro che mi fa piacere sentirlo nominare, ma ogni volta per me è un tornare indietro, un’emozione fortissima. Tantopiù che ho avuto davvero tanto affetto da parte di tutti, a cominciare dal corpo dei vigili del fuoco, dai colleghi più stretti con cui siamo rimasti in contatto. Per me è importante che si parli di Maurizio, abbiamo formato anche un’associazione a suo nome proprio per non farlo dimenticare. Un’associazione con cui vogliamo aiutare i bambini, che Maurizio adorava, i figli dei vigili del fuoco morti fuori dal servizio, quelli che non vengono aiutati dallo Stato come invece è successo a noi».

Da aprile, infatti, Patrizia è entrata come amministrativa al comando dei vigili del fuoco di Chieti. «Ho accettato perché in pizzeria, dove lavoravo, da sola con tre figli non avrei mai potuto continuare, e rimanere in casa tutto il giorno per me sarebbe stato un suicidio». Invece la vita continua tanto che il figlio grande si appresta a partire per il corso di ispettore antincendio. «Maurizio ha indossato per venti anni la divisa, e con quella se n’è andato. Nostro figlio continuerà quello che lui ha lasciato».

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