Morta in casa a trent’anni Le risposte dall’autopsia

Oggi gli accertamenti sul corpo della donna estone disposti dalla Procura Disperata la madre della badante, che ha sollecitato due volte i soccorsi
CITTÀ SANT’ANGELO. Sarà l’autopsia a svelare le cause del decesso di Monica Ivanova la trentenne originaria dell’Estonia e residente a Città Sant’Angelo che due sere fa ha avuto un malore in casa. Monica lavorava come badante, in maniera saltuaria, e viveva con la madre, rimasta scioccata per la morte improvvisa della figlia, avvenuta davanti ai suoi occhi.
Le donne erano insieme, lunedì sera, nell’abitazione in vico dei Forni, nel centro storico, quando la giovane ha avuto un malore, almeno stando a una prima ricostruzione dei fatti. La madre si è rivolta al 118, ha sollecitato l’intervento di un equipaggio, sperando in un ricovero in ospedale. I parametri sarebbero risultati nella norma per cui la trentenne è stata lasciata a casa, dopo la somministrazione di una flebo. Poco dopo, la situazione si è fatta di nuovo difficile perché la giovane continuava a non sentirsi bene e la madre, che si è accorta delle condizioni disperate della figlia, ha richiamato il 118. Al secondo arrivo dell’ambulanza, per Monica Ivanova non c’era più niente da fare, nonostante i tentativi dei medici di rianimarla. Dell’accaduto sono stati informati i carabinieri del posto (la compagnia è di Montesilvano, coordinata da Giovanni Rolando), che sono intervenuti e avrebbero portato via del materiale dall’alloggio. Il magistrato di turno, Rosangela Di Stefano, ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita nella tarda mattinata di oggi, all’ospedale di Chieti, da Cristian D’Ovidio. Dagli accertamenti si attendono una serie di risposte importanti sulla morte dell’estone, anche per escludere eventuali responsabilità.
Ricordandola, l’avvocato Luca Pellegrini, che conosceva bene la Ivanova, ne parla come di una ragazza «bellissima, non soltanto fisicamente, di una dolcezza, sensibilità e profondità fuori dal comune. Una donna perennemente sorridente che amava molto nuotare». Pellegrini sottolinea la sua «generosità» e il suo «altruismo» e fa notare che era «innamoratissima della vita e del suo paese di origine. Desiderava avere dei figli» e parlava apertamente di questo sogno anche con Pellegrini, al quale la giovane donna e la madre si sono rivolti in passato per questioni legali. «Non dimenticherò mai», prosegue Pellegrini, «la telefonata della madre che mi annunciava la morte di Monica». Una telefonata arrivata come un fulmine a ciel sereno. La voce era quella di «una donna distrutta e disperata». Ora appare «impossibile superare una tragedia del genere», dice l’avvocato, contattato dalla donna anche per valutare l’eventualità di presentare un esposto, finalizzato a fare chiarezza sulla morte della figlia.
Poco più di un anno fa, in famiglia, c’era stato un altro lutto: è morto il padre della 30enne, che era rimasto nel paese di origine. Monica non era riuscita a superare questa perdita.
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