Morte di Trotta, s’indaga su istigazione al suicidio

La Procura di Vasto chiarirà eventuali responsabilità sulla fine del medico
PESCARA. Sarà l'inchiesta aperta dalla procura di Vasto a chiarire i contorni e a stabilire eventuali responsabilità per il suicidio in carcere di Sabatino Trotta, il primario pescarese, dirigente del dipartimento di salute mentale, arrestato mercoledì scorso dalla procura di Pescara perché ritenuto il protagonista dello scandalo relativo alla gara “pilotata” che la Coop sociale “La Rondine” di Lanciano si è aggiudicata per la gestione di residenze psichiatriche extra ospedaliere: una gara da 11 milioni di euro.
L’apertura del fascicolo da parte del procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio, era scontata. A seguire il caso sarà il sostituto Michele Pecoraro con la supervisione dello stesso procuratore.
Un fascicolo al momento contro ignoti con una ipotesi di reato di istigazione al suicidio. Un fatto gravissimo, accaduto soltanto qualche ora dopo l'ingresso di Trotta nel carcere vastese di massima sicurezza che, per questa pandemia in corso, è diventato un centro smistamento detenuti per la quarantena.
L’inchiesta intende verificare se il protocollo di controllo che si impone quando una persona incensurata come Trotta entra in carcere sia stato seguito alla lettera. Così come deve essere fatta chiarezza sul particolare che al detenuto sia stato permesso di tenere addosso la cordicella dei pantaloni della tuta: cordicella poi utilizzata per impiccarsi alla finestra della cella dove era tenuto in isolamento.
Per tutta la mattinata Trotta era stato trattenuto nella caserma della finanza che ha condotto le indagini coordinate dai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta. Ha parlato a lungo con il proprio legale, l'avvocato Antonio Di Giandomenico, con il quale ha scorso la corposa misura cautelare di 220 pagine con tutte le accuse che riguardavano lui e gli altri due arrestati: Domenico Mattucci della Coop “La Rondine” e la collaboratrice della stessa Coop, Luigia Dolce. Soltanto nel pomeriggio lo psichiatra è stato trasferito a Vasto. Dalle carte della casa circondariale risulta che il detenuto Trotta è entrato in carcere alle 16,10 del 7 aprile ed è morto alle 00,05: appena otto ore di permanenza durante le quali gli agenti penitenziari lo avrebbero dovuto monitorare costantemente. Ma questo sarà un argomento che verrà probabilmente approfondito in altra sede in quanto si parla già di una indagine interna, peraltro sollecitata da esponenti politici nazionali come Gianfranco Rotondi, vice presidente del gruppo di Fi alla Camera che si è rivolto alla ministra Marta Cartabia, invitandola a fare chiarezza in aula. Una relazione in questo senso l’attende anche la procura vastese che intanto ha già acquisito la documentazione sull’intervento dei soccorsi la notte scorsa. Il medico del carcere è stato avvisato del fatto alle 23,30, chiamato per una urgenza alla sezione circondariale. Al suo arrivo Trotta appariva privo di coscienza e presentava una lesione lineare e profonda alla base del collo. Al detenuto sono state eseguite tutte le pratiche del caso per rianimarlo (peraltro risulta che non era defibrillabile) mentre veniva contattato, alle 23,45 il 118 che, giunto sul posto, non poteva che constatare la morte di Trotta alle 00,05.
La salma del professionista pescarese è stata trasportata a Chieti su disposizione della procura vastese, ma è sempre a disposizione del magistrato che ha disposto l’autopsia, che verrà affidata stamattina al medico legale Pietro Falco, utile soprattutto per stabilire l'orario della morte e confermare le modalità del suicidio.
Prima del gesto estremo Trotta ha scritto una lettera alla moglie e ai due figli, che la Procura di Vasto ha posto sotto sequestro con gli altri effetti personali del medico.
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