Mosaico romano alla golena sud

A 20 anni dalla scoperta, parte il recupero: sarà esposto al museo delle Genti
PESCARA. Dopo 20 anni di oblio torna alla luce lo splendido mosaico in bianco e nero, risalente al terzo secolo dopo Cristo, rinvenuto nel 2001 alla golena sud durante gli scavi per la costruzione di un oleodotto. E, di nuovo, sepolto. Non erano maturi i tempi e non c’erano fondi, all’epoca, (nemmeno oggi, ma qualcosa si muove) per far riemergere l’antica storia di Pescara. Quindi fu ricoperto sotto quattro metri di terra e asfalto, ma mai dimenticato.
Oggi riemerge dalle viscere del lungofiume (sotto al ponte d’Annunzio) per essere esposto al pubblico in un’ala che sarà allestita nel museo delle Genti d’Abruzzo.
Il mosaico sarà sradicato dalla terra che lo avvolge, ripulito dal fango per essere ammirato dai pescaresi, nei prossimi mesi, insieme a tutti i reperti archeologici (come lo scheletro di una pescarese risalente a 1600 anni fa) che stanno riemergendo dal campo Rampigna, dalla Piazzaforte, dall’area tutta di Ostia Aterni, da nord a sud.
Oggi, quattro lustri dopo il rinvenimento del mosaico ad opera dell’archeologo Andrea Staffa, il mosaico di epoca romana, riaffiora dal passato grazie alla volontà del sindaco Carlo Masci che ha ordinato scavi ovunque in collaborazione con la Sovrintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo e il museo delle Genti che custodisce i preziosi reperti, testimonianza di una fiorente attività commerciale dell’epoca.
Ermanno De Pompeis, conservatore dei resti museali, anticipa la futura nascita di quello che probabilmente si chiamerà “Museo della città antica”. «Sarà una struttura che sorgerà nell’ala del Genio militare» in piazza Unione, «e che conserverà», rivela De Pompeis, «tutti i resti riemersi custoditi nei magazzini museali. Il mosaico sarà il pezzo d’avvio di un importante progetto di musealizzazione dell’archeologia dell’antica Pescara». Questa volta «il mosaico a tessere in bianco e nero raffigurante un vaso con due manici, simbolo di prosperità e una croce uncinata, non sarà ricoperto», assicura De Pompeis, «ma esposto per essere ammirato. Sarà il simbolo della storia della città».
Lo storico Licio Di Biase, all’epoca del rinvenimento, 20 anni fa, era assessore alla Cultura del Comune, ricorda: «Il mosaico venne rinvenuto durante i lavori di scavo per la realizzazione di un oleodotto. Mi arrivò la telefonata dello scomparso ingegner Giovanni Lupone che mi riferì di ciò che stava avvenendo alla golena. Mi precipitai. Eravamo consapevoli di essere di fronte ad una scoperta eccezionale per la storia di Pescara ed è», prosegue Di Biase, «la dimostrazione che lì sorgeva un locale legato alla pesca e ai traffici commerciali» con l’altra sponda dell’Adriatico. (c.co.)

