Moscufo, polemica per la quercia tagliata

MOSCUFO. È stata abbattuta la quercia di bivio Casone, a Moscufo. Non sono bastate le proteste degli ambientalisti a fermare le motoseghe degli operai dell'Anas che hanno tagliato la pianta, pezzo...
MOSCUFO. È stata abbattuta la quercia di bivio Casone, a Moscufo. Non sono bastate le proteste degli ambientalisti a fermare le motoseghe degli operai dell'Anas che hanno tagliato la pianta, pezzo pezzo, presumibilmente all'alba tra domenica e lunedì scorsi. I resti, legno e fogliame, portati via su un grosso camion. Non sono serviti neppure gli appelli del sindaco di Moscufo, Claudio De Collibus, che ha tentato di bloccare l'operazione appellandosi ad una presunta secolarità dell'albero, cresciuto rigoglioso su uno spartitraffico della zona industriale del paese, prima di essere demolito per via dei lavori di costruzione di una rotatoria.
«Mi sono rivolto alla forestale», ricostruisce il sindaco De Collibus, «che mi ha confermato che la pianta non era secolare, seppur datata. Mi sono confrontato con l'Anas fino alla settimana scorsa e mi è stato spiegato che secondo le nuove norme del Codice della strada sulle rotonde non possono esserci barriere di alcun genere, per la sicurezza degli automobilisti. Il nostro Comune ha fatto tutto il possibile per fermare il taglio, di cui eravamo a conoscenza, ma non sapevamo quando sarebbe avvenuto, non siamo stati avvisati». «Sono venuti di notte a segare la quercia», ne è convinto Giuseppe Di Giampietro, presidente comitato Smpp1 Saline.marina.pp1 Montesilvano, che si è battuto per la salvaguardia dell'albero nell'area della rotatoria in costruzione, «sulla statale 151, all’incrocio con via Sardegna. Dopo che per tutto il mese di luglio si erano susseguite manifestazioni, appelli, incontri con l’amministrazione comunale, relazioni di tecnici, ingegneri, architetti, forestali, esposti e diffide, per salvare la quercia monumentale capitata all’interno di un disgraziato progetto di rotatoria Anas per la fondovalle Tavo».
Per l'architetto Di Giampietro si è trattato di un «di un abuso: per evitare che qualche automobilista distratto si andasse a schiantare contro l’albero, hanno pensato di eliminare l’albero. Ma il pericolo non era la quercia, da sempre presente in quel nodo della vallata del Tavo, pericolosa era la rotatoria, e come tale rimane». (c.co.)

