Mostra su Falcone e Borsellino

21 Ottobre 2016

Presentazione all’Alberghiero col procuratore Morvillo: 150 foto-testimonianze

PESCARA. «Il vissuto dei magistrati Falcone e Borsellino a Palermo, in anni difficili e diversi da quelli attuali, non ci è estraneo, perché dietro ci sono dinamiche che interessano tutto il territorio nazionale e la storia del nostro Paese. Il loro messaggio più autentico è che non ci fermiamo dinanzi a nulla: Borsellino sapeva che era arrivato a Palermo l'esplosivo per lui, ma ha continuato a lavorare a Palermo, non è scappato, sino all'ultimo giorno».

Sono le parole con cui ieri il procuratore capo di Termine Imerese Alfredo Morvillo (foto), cognato di Giovanni Falcone, si è rivolto agli studenti dell'Istituto Alberghiero Ipssar De Cecco, nel corso della seconda giornata dedicata alla cultura della legalità e promossa nell'ambito della 21ª edizione del premio nazionale “Paolo Borsellino”.

Presenti in un'aula magna gremita di studenti, la dirigente Alessandra Di Pietro, Sabrina Saccomandi, dirigente dell'ufficio scolastico di Pescara e Chieti; Leo Nodari, fondatore del premio; e l'ispettore Carlo Di Michele, dell'ufficio scolastico regionale e la presidentessa del premio Gabriella Sperandio.

«Il Premio Borsellino è un premio alla testimonianza di figure apicali. Il 25 ottobre», ha detto la Di Pietro, «inaugureremo nella nostra scuola una mostra nazionale fotografica, organizzata dal Miur e dall'Ansa, in un arco temporale compreso tra il 1939 e gli anni 90, una mostra “Sull'eredità di Falcone e Borsellino” che ci permetterà, attraverso 150 scatti, di conoscere realmente il loro intimo per meglio capire il loro operato. E nella nostra scuola è già attivo un laboratorio di cittadinanza, che si snoda attraverso la visione di film, incontri, la drammatizzazione di opere, per proporre agli studenti momenti di confronto e di riflessione con un unico obiettivo: fare in modo che gli studenti vivano con gli ideali di forza e coraggio, coltivando il senso del rispetto di sé e degli altri, soprattutto verso i più deboli».