Movida su prenotazione: ecco il rimedio di Masci

24 Ottobre 2020

Stasera controlli in centro e a Pescara Vecchia con 20 poliziotti, carabinieri e vigili L’appello del sindaco ai pescaresi: non mi costringete al numero chiuso in strada 

PESCARA. Mentre in diverse parti d’Italia aumentano le zone rosse e le province sottoposte a coprifuoco, il monito che arriva dal sindaco di Pescara Carlo Masci alla vigilia del primo fine settimana con le nuove regole imposte dal Dpcm di domenica scorsa e della stretta sui controlli ordinata durante il tavolo provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è un invito al «rispetto rigoroso delle regole sulle distanze interpersonali e sull’uso delle mascherine».
Un avvertimento che suona come un ultimatum visto che, in caso di comportamenti a rischio segnalati dai venti uomini tra poliziotti, carabinieri e vigili urbani incaricati dei controlli interforze, il primo cittadino si dice pronto «a ordinanze più restrittive che potrebbero portare a ingressi in centro e a Pescara Vecchia limitati alle sole persone che hanno la prenotazione al tavolo del ristorante». Una sorta di movida a numero chiuso, che potrebbe precedere una chiusura totale di queste zone considerate maggiormente a rischio anche dal questore Francesco Misiti. Un banco di prova al quale sono chiamati sia gli operatori delle aree centrali della movida - quindi piazza Muzii, via Cesare Battisti e le strade limitrofe e il centro storico tra corso Manthoné e via delle Caserme - e sia le migliaia di cittadini che soprattutto il venerdì e il sabato sera si riversano per strada e nei locali con il rischio, inevitabile, di creare assembramenti e contribuire all’impennata dei contagi.
«Mi appello al buonsenso e alla responsabilità dei cittadini», rimarca il sindaco Masci, «per non arrivare a una chiusura totale come sta avvenendo in altre parti d’Italia. C’è bisogno di un’azione di moral suasion per far capire a tutti che la diffusione dei contagi può essere arrestata attraverso accorgimenti semplici ma essenziali come il distanziamento, l’uso delle mascherine e l’igiene delle mani. E per farlo c’è bisogno della collaborazione di tutti, anche dei titolari delle attività di ristorazione che dovranno contribuire a far capire ai loro clienti che non bisogna stare in piedi nei locali, sia intorno ai tavoli all’interno e sia all’esterno, e che bisogna rispettare le distanze e mettere le mascherine anche nelle aree adiacenti».
Ma se più volte gli operatori hanno evidenziato come le regole all’interno delle attività sono facilmente applicate fin dal post lockdown, il problema si pone piuttosto nelle aree esterne, dove c’è il rischio che una volta chiusi i locali le persone si concentrino a gruppi per strada creando pericolosi affollamenti. «Dopo le 24», sottolinea Masci, «non ci si può fermare per strada. È permesso passeggiare, ma in maniera isolata o a piccolissimi gruppi di congiunti, ma sempre portando le mascherine. È evidente che, se il vigile o il poliziotto si imbatte in gruppi di dieci persone ferme che parlano senza mascherina e senza rispettare le distanze, allora scatterà la contravvenzione». «Questo è solo il primo passaggio», ci tiene a sottolineare Masci, «sperando che non si debba andare oltre, contingentando le aree e contando le persone che vi accedono, magari verificando se hanno la prenotazione nei locali. La chiusura della movida è solo l’ultima strada». (y.g.)
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