«Movimento 5 Stelle ormai siamo alla fine Abruzzo, che errori»

19 Giugno 2022

Pescarese, 40 anni, la piattaforma Rousseau nel cuore: «Quanto accaduto nella nostra regione è un’aberrazione» 

Se la piattaforma Rousseau, che ha cambiato il modo di intendere la politica al 32 per cento degli italiani – quelli che nel 2018 premiarono il Movimento 5 Stelle – ha avuto un effetto impattante sugli scenari politici, molto lo si deve a lei, Enrica Sabatini, 40 anni, di Pescara. Il sistema di democrazia partecipata attraverso la “rete”, inventato da Gianroberto Casaleggio, vede in primo piano il figlio Davide e appunto lei, che di Davide è anche la compagna.
Di fatto, quella “ragazzina” tutta grinta e determinazione che si candidò sindaco a Pescara nel 2014 ottenendo il 18% dei consensi è cresciuta moltissimo. Oggi, da responsabile della Ricerca e dello sviluppo della piattaforma assiste alla disgregazione di un Movimento che doveva cambiare i connotati alla politica, ma che in realtà i connotati, dalla politica, se li è fatti cambiare.
Sabatini, “l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”. In un post su Facebook la sua analisi di un risultato elettorale del M5S a dir poco deludente. Poche parole, molto efficaci.
Questa operazione di rendere il Movimento affine al Partito democratico ha avuto l’effetto di renderlo un vassallo del Pd e lo ha fatto morire.
Nelle ultime ore sta esplodendo una polemica tra l’attuale leader Giuseppe Conte e il ministro degli esteri, Luigi Di Maio. Che idea si è fatta dello scontro?
Io vedo che il Movimento ha una caratteristica sistemica, è un movimento liquido e in quanto tale assume le sembianze del contenitore. Mi spiego meglio: quando era con la Lega assunse le sembianze dell’alleato. C’era una comunicazione molto simile, una normalizzazione del leader, con i post sui cagnolini, le pizze. C’era un forte verticismo, una sfida tra Salvini e Di Maio. Stessa modalità di adattamento è avvenuta con il Pd e oggi, quando guardo Conte e Di Maio, mi sembra di guardare Calenda contro Renzi oppure Orfini contro Marino, che utilizzavano la stampa per evidenziare questo correntismo. Il problema che si pone quando viene meno il modello che era stato elaborato da Gianroberto, quindi i suoi principi, la sua identità, il Movimento assume le sembianze del Pd, con i risultati così disastrosi perché perde la sua identità.
Il M5S ha subìto e continua a subire un’erosione di consensi che lo sta riducendo ai minimi storici. Qual è stato il momento di rottura, la fine del feeling con gli elettori che solo quattro anni fa aveva prodotto un risultato elettorale straordinario?
Di sicuro, aver tradito i principi, i valori e le promesse. Gli elettori hanno votato il M5S perché era molto diverso, puntava sulla coerenza e le persone si aspettavano che le promesse fossero mantenute più di quanto se lo aspettassero dagli altri partiti. Quando subentra la sfiducia, produce i risultati eclatanti che abbiamo visto. In queste amministrative c’è stata una diminuzione dell’80% dei voti in 5 anni. Un fallimento elettorale così grande il M5S non l’ha mai visto. Nel 2017 c’erano 224 candidati sindaci, nel 2022 solo 10. Con una battuta, ho detto che sono sufficienti per una partita di calcetto. Non ci sono persone che vogliono candidarsi perché non credono nel progetto e non ci sono elettori che votano il M5S.
La piattaforma Rousseau, di cui lei è delle principali artefici, è finita ai margini della dialettica del Movimento. Eppure, è stata esportata anche all’estero come esempio di democrazia popolare. In che misura l’assenza dal dibattito interno ha inciso sull’andamento elettorale del Movimento?
Tantissimo: il M5S aveva la caratteristica di non delegare a qualcuno una decisione. Combatteva l’idea di mettere un segno su una x e dire “io ti delego per 5 anni e tu sei il mio rappresentante”. Il Movimento aveva un approccio diverso, diceva: “Tu sei il portavoce nelle istituzioni, porti le mie istanze”, coinvolgeva i cittadini nelle decisioni importanti. Emblematico che Conte non abbia chiesto agli iscritti nulla sull’invio di armi in Ucraina o sulle scelta del candidato per le Quirinarie. Tutto ciò, con Rousseau, quando c’era l’architettura della partecipazione, si faceva, erano momenti di grande consapevolezza in cui potevano esprimersi anche parlamentari, consiglieri regionali, comunali, in un dibattito ampio. Oggi questo spazio non c’è e Di Maio ha alzato il tiro su questa assenza.
Lei è autrice di un libro, dal titolo “Lady Rousseau” in cui racconta i retroscena del Movimento e muove critiche all’attuale gestione. Secondo lei, i Cinque stelle possono ancora risollevarsi, e come?
È una domanda impegnativa. Secondo me no, perché ormai questo simbolo dovrebbe essere messo in una bottiglia e lasciato tra le onde del mare. Ha perso la forza, è stato tradito e gli elettori nel simbolo non si riconoscono più, anzi riconoscono in quel simbolo il tradimento. Penso e spero che Conte faccia un suo partito, piuttosto che personalizzare il Movimento e si concluda l’esperienza del M5S. È stata comunque un’esperienza importante per il Paese che ha cambiato molte cose. Io nel libro faccio un’analisi: ci sono stati tanti errori, ma si potrebbe imparare da questi errori in un futuro che guardi alla partecipazione.
Il tema del terzo mandato ha visto scendere in campo nelle ultime ore anche Beppe Grillo che ha pronunciato un secco no. Lei cosa ne pensa?
Nel momento in cui verrà tolto il vincolo del secondo mandato si perfezionerà la violazione di tutti i principi del Movimento. Molti pensano che il vincolo fosse strategia comunicativa, ma in realtà era pilastro di un modello organizzativo, Gianroberto aveva progettato il Movimento in modo che fosse aperto, trasversale, per far partecipare i cittadini per un breve periodo, per non far diventare la politica una professione, affinché non ci fossero carrierismo e centri di potere. Quando togli il vincolo e consenti alle persone di avere un’occupazione, stai costruendo centri di potere e carrierismo e questa è la morte dell’idea di un movimento. E questo Beppe Grillo lo sa benissimo, ecco perché è stato sempre molto netto.
In Abruzzo è stata una debacle con i risultati dell’Aquila fallimentari e accordi spesso raccogliticci in vari centri sulla scia del Pd. Lei come vede questa alleanza quasi organica con i Dem, che sta suscitando polemiche anche e soprattutto all’interno del partito di Enrico Letta?
Io stessa, da candidato sindaco a Pescara nel 2014, ottenni un risultato molto importante, il 18%, ed entrammo tre consiglieri. Sicuramente l’Abruzzo è sempre stato un posto dove il Movimento ha trovato un grande consenso. Credo che oggi abbia esaurito la sua spinta e subìto una trasformazione che è diventata un’aberrazione, ormai è stato inglobato e masticato dal Pd. Lo stesso Pd ne ha assorbito l’elettorato, che tra una copia e l’originale ha scelto di votare l’originale, e cioè il Pd.
Due giorni fa Conte ha nominato i coordinatori regionali del Movimento. In Abruzzo è stato scelto il senatore Gianluca Castaldi. Secondo lei, cosa è mancato e quale deve essere la strategia per rilanciare in Abruzzo il M5S?
Il solo fatto che vengano nominati i referenti è un’altra aberrazione del Movimento, perché l’attuale struttura è di nominati. Conte è stato nominato da Grillo, i referenti nazionali e regionali vengono nominati da Conte. È una struttura che dall’alto impone nomi, il M5S non ha mai avuto un’organizzazione di questo tipo. Era un processo totalmente diverso che veniva dal basso. Le persone si candidavano e gli iscritti sceglievano i più capaci perché nel momento in cui si veniva riconosciuti dal territorio si aveva credibilità.
Il rovescio della medaglia, però, è che spesso con pochi voti persone non all’altezza si sono ritrovate a ricoprire ruoli importanti, come quello di parlamentare.
Assolutamente sì. Per risolvere questo problema bisognava fare un’altra operazione, aumentare il numero di persone che partecipano alle decisioni, per arrivare a numeri consistenti. Succede in tutte le sperimentazioni di cui si è pionieri. L’errore è stato non costruire un progetto per rendere più forte la democrazia partecipata. È più facile nominare le persone, difficile coinvolgerle dal basso.
Come giudica l’operato dei dirigenti del M5S a Pescara e in Abruzzo. Cosa dovrebbero fare per invertire la tendenza?
Io conosco bene i consiglieri di Pescara e Domenico Pettinari, che continuano a lavorare moltissimo sul territorio seguendo i principi e i valori del Movimento. Ci sono tanti modi di fare politica e non necessariamente stare in un movimento o un partito. Io continuerò a fare politica in tutte le forme possibili. Per me esisteva solo il Movimento, ma ora sono cambiati gli scenari.
Lei è madre di due gemellini, Riccardo e Alessandro, e la compagna di Davide Casaleggio. Il suo legame con Pescara e l’Abruzzo resta intatto nonostante la lontananza?
Sono tornata per pochi giorni con l’obiettivo di far innamorare Davide dell’Abruzzo, ma è stato più semplice del previsto. Tra buon vino, ottimo cibo e il mare è stata una passeggiata. Siamo stati alle sorgenti del Tirino in canoa, al mare a Silvi, abbiamo visitato alcune cantine vinicole, visitato Ortona, insomma un po’ di giri li abbiamo fatti. I figli, però, non sono venuti in canoa. Anche i più piccoli possono partecipare, ma io sono una mamma abruzzese un po’ apprensiva e ho scelto la prudenza».
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