Muore a 32 anni durante un’immersione

29 Agosto 2019

Marco Sablone, di Città Sant’Angelo, era in vacanza con amici e fidanzata. Il soccorritore: aveva la maschera disintegrata

CITTÀ SANT’ANGELO. Il mare, il sole, gli amici. È stato durante una vacanza in barca in Grecia, alla scoperta di posti incantevoli, che Marco Sablone, 32 anni, di Città Sant’Angelo, ha trovato la morte. È successo a Merlera (o Erikoussa), un’isola che sa di paradiso, mentre Marko, conosciuto come Marek, stava facendo una immersione, ed è avvenuto per cause ancora poco chiare. Il suo corpo è stato ritrovato sul fondale e non c’è stato nulla da fare per salvarlo: la persona che lo ha raggiunto per primo con un gommone per portarlo a terra lo ha trovato con la maschera disintegrata, come racconta lui stesso.
«Non si capisce cosa sia accaduto», spiega. «Io ero l'unico ad avere il gommoncino a portata di mano e anche l'unico italiano» presente su quella spiaggia, in compagnia della famiglia. Valeria, la fidanzata di Marco, «lo stava cercando perché non lo vedeva da circa un’ora. Poi, ha ricevuto la telefonata del ritrovamento sul fondale. Ma le ricerche, per quanto rapide, sono partite troppo tardi anche se probabilmente nessuno sapeva che il ragazzo fosse in acqua: si pensava fosse andato a scalare delle dune poco distanti dalla spiaggia», dice sempre il soccorritore che ha affidato a Facebook il suo racconto, direttamente sulla pagina di Marco, come a voler parlare con lui. Dopo aver trovato il 32enne, l’uomo lo ha «tirato sul gommone, gli ha tolto la maschera» e sperava in una sua ripresa, «ma più passava il tempo e più le mie speranze svanivano. Non riesco a togliermi dalla mente il tuo viso», scrive ancora rivolgendosi a Marco. E poi cerca di capire, ma anche di ricostruire l’accaduto a chi ha saputo della tragedia in Italia, lontano dai posti che sono stati i luoghi di Marco.
«Era in un punto in cui l’acqua è profonda al massimo 7 metri, con la corrente che spingeva a largo, ma la maschera non scoppia a quelle profondità», dice il soccorritore. «Molto probabilmente è stato un malore, dovuto solo Dio sa a cosa. Non aveva segni d’urto addosso», ma sarà l’autopsia ad accertare le cause. Il corpo di Marco è stato trasportato proprio a questo scopo, due giorni fa, all’ospedale di Corfù, dove nelle prossime ore dovrebbe avvenire il riconoscimento da parte del fratello che sta raggiungendo la Grecia.
L’ultima foto della costa greca che il 32enne ha pubblicato su Facebook (lunedì) ritrae «il tramonto di un’estate», come ha scritto lui stesso e ha il sapore di un addio ai genitori, Antonio e Beata e al fratello Andrea, che vivono a Fonte Umano, ma anche ai tantissimi amici che hanno saputo dall’Abruzzo della sua morte. Oltre ai mille interrogativi sulla sua scomparsa ci sono la tristezza e l’incredulità per una vita che si è spezzata troppo presto, la vita di «una persona fantastica in tutto e per tutto», come dice un amico, Antonio. Chiunque lo conoscesse parla di Marco come di «un grandissimo sportivo, amante anche degli sport estremi», dal sanda (arti marziali) al paracadutismo, passando per il motocross, le bici e il bungee jumping, solo per dirne alcuni, e aveva ricevuto dei riconoscimenti a livello internazionale.
«Era un grandissimo lavoratore”, dice Bruno parlando del lavoro di Marco alla Ica (Vernici per il legno), dove aveva preso il posto del padre Antonio, conosciuto come Tonino. «Si occupava di logistica», racconta un altro amico che parla di Marco come di «un genio. Lo veneravano tutti, la sua intelligenza gli consentiva di fare cose spericolate usando la testa. E poi era un buono, già dai tempi della scuola: era bravissimo e passava i compiti a tutti, avrebbe dato il cuore per gli amici». Era «dinamico» e aveva «mille qualità», dice Joselito Zaramelli che si allenava nella stessa palestra e lo ha visto arrivare «alle nazionali e anche oltre» e ricorda il suo amore per mille discipline «dalla pesca subacquea all’arrampicata». Un vulcano.