Muore a 54 anni stroncato da una malattia

Lanfranco Di Carluccio lascia la moglie e 2 figli. L’assessore Cremonese: piango un amico di gioventù
PESCARA. Si sono svolti ieri pomeriggio nella chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria, in via Dalla Chiesa, i funerali di Lanfranco Di Carluccio, 54 anni, scomparso dopo una lunga malattia. Ad annunciarlo con un messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook è stata la moglie Monia Di Ienno: «Dopo una dura battaglia, purtroppo ci ha lasciati». Grande appassionato di balli caraibici, tifosissimo della Juventus, passione condivisa non solo con la moglie ma anche con i suoi due figli con cui spesso andava allo stadio, nel corso degli anni Di Carluccio era riuscito a costruirsi tantissimi rapporti di amicizia, non solo grazie al suo carattere buono, disponibile e al suo essere sempre sorridente, ma anche in virtù delle tante attività che amava. Tra queste il calcio, anche quello giocato. Con la sua quadra partecipava al campionato Uisp, ambiente in cui aveva tanti amici che oggi lo piangono. Toccante una delle dediche sui social, quella di Simona, che con Lanfranco condivideva la passione per le danze caraibiche: «Grazie per avermi concesso l'ultimo ballo. Sei stato un grande uomo, un gran marito, un grande padre, un grande amico e un grande insegnante di umiltà. Nel mio cuore per sempre».
Una vita vissuta tra Pescara e Montesilvano la sua, con la presenza fissa a piazza Salotto negli anni della gioventù, come ricorda il suo amico di un tempo Alfredo Cremonese, oggi assessore comunale: «Non l’ho mai visto arrabbiato, non ha mai risposto male a nessuno. Una persona di un’educazione fuori dal normale, gentile, disponibile. Ci siamo conosciuti durante la gioventù: facevamo parte di comitive diverse, ma ci si incontrava sempre nei soliti luoghi. Sono stati degli anni forse irripetibili. Andando avanti con il tempo ci siamo un po’ persi di vista, ma ogni volta che c’incontravamo ritrovavo la stessa persona di sempre. Adesso, anche durante i mesi difficili della malattia, quando lo incontravo lo vedevo comunque sorridente. Una qualità che non ha mai perso».
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