Muore come dj Fabo La moglie: fate la legge
Suicidio assistito di un veneziano in Svizzera, altri cinque italiani in attesa L’artista sarà cremato a Zurigo. Ha scritto: «La mia vita non ha più senso»
ROMA. Nella palazzina bianca e azzurra della “Dignitas” a Pfaffikon, ad una trentina di chilometri da Zurigo che tutti qui chiamano semplicemente “la clinica” in questi giorni si sente parlare italiano. Ieri a mezzogiorno Gianni Trez, 65 anni stremato da una malattia che non gli ha lasciato scampo è morto in questo angolo di Svizzera, tra capannoni industriali lontano dalla sua Venezia. Anche lui come Fabiano Antoniani, per tutti dj Fabo, ha scelto il suicidio assistito. Con lui, la moglie Emanuela e la figlia Marta. Anche loro, come Valeria la fidanzata di Fabiano, non sono rimaste in silenzio, ma hanno voluto mostrare al mondo la propria sofferenza e lanciare un appello ai parlamentari: «Ora facciamo una legge per impedire questi pellegrinaggi crudeli». Ma la legge, anche quella sul biotestamento, è ferma e i pellegrinaggi continueranno.
Il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, rimasto con dj Fabo fino all’ultimo, ha raccontato che altri cinque italiani sono in lista d’attesa per essere accolti alla Dignitas e trovare la “dolce morte”. Provengono dal Veneto, da Padova, Belluno e Verona. Due di loro hanno già avuto il consenso da parte dei medici svizzeri. L’appello lanciato dai familiari di Fabiano e di Gianni sembra cadere nel silenzio.
L’ultimo viaggio di dj Fabo. C’è ancora un viaggio che dj Fabo, diventato il simbolo della battaglia per il diritto alla “scelta” di fronte alle sofferenze, dovrà intraprendere. La salma è stata consegnata alla mamma e alla fidanzata per la cremazione che avverrà al cimitero di Zurigo. Poi i familiari e gli amici di Fabiano torneranno a Milano. Ma il viaggio non è finito. Probabilmente le sue ceneri verranno portate in India, la terra che più amava e dove sarebbe dovuto tornare, se quella notte del 13 giungo 2014 le cose fossero andate diversamente. Se quella notte, come ha scritto nel suo testamento Fabiano, che aveva 40 anni, un incidente non gli avesse per sempre «spezzato i sogni e la vita» rendendolo paraplegico e cieco.
«La mia vita sensa senso». Nel suo testamento, che è quasi un’autobiografia, Fabiano ha voluto raccontare la sua vita. Come per confermare quanto fosse felice “prima” e come ora, scrive, «la mia vita non abbia più senso». La passione per il motocross, per lo sport e soprattutto per la musica. Le prime esperienze come dj ad Ibiza dove «mi rendo conto che il mio unico e vero posto è dietro la consolle!». Poi l’isola di Goa in India «scoperta per caso in uno dei viaggi più indimenticabili della mia vita, capisco che il mio posto e il mio futuro sarebbero stati in India». E con Valeria ha condiviso l’amore per l’India e la musica. In uno dei rientri in Italia, mentre sta tornando a casa da un locale avviene «l’incidente» che lo lascia vivo, ma lo “uccide” per tre anni. Si descrive così Fabiano: «Sempre vivace e vero amante della vita, non riesco a fare a meno degli amici per esserne al centro trascinandoli con me. Generoso, quando si tratta di scelte importanti da fare da solo. Vittima spesso della mia stessa vivacità, facilmente mi annoio, pronto a gettarmi per primo nelle situazioni più disparate». Quel presente di sofferenze. «Preferisco stare solo, ora, che non posso vivere come prima - ha scritto -. Oggi vivo a casa di mia madre a Milano con una persona che ci aiuta e la mia fidanzata che passa più tempo possibile con me. Mi portano fuori ma spesso non ne ho voglia. Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia». Da qui il contatto con l’associazione Luca Coscioni «che difende i diritti civili in ogni fase dell’esistenza dei cittadini. Compreso il diritto all’autodeterminazione delle persone malate sul proprio fine vita». Ed è così che è accaduto. Marco Cappato ha guidato per cinque ore da Milano fino a Zurigo. Con loro, un gruppo di amici del “Giambellino” il quartiere popolare di Milano dove era nato Fabiano. Si sono detti “addio” come ha scelto lui. Ora potrà tornare in India.
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