Muore dopo i due figli e la moglie, addio all’armatore Lucio Di Giovanni

2 Gennaio 2026

Il 63enne, presidente dell’Op Pesca, stroncato da un infarto in casa dopo il cenone, alla Marina sud. Domani il passaggio del feretro al porto, la marineria farà risuonare le sirene

PESCARA. Una tragedia dopo l’altra, fino all’ultima, quella che lo ha portato via. Troppo pesante affrontare da solo il carico di dolori che negli anni si erano accumulati, fino a spezzarlo. È morto ieri mattina, stroncato da un infarto, Lucio Di Giovanni, 63 anni, figura storica e punto di riferimento della marineria pescarese. Prima la perdita dei due figli maschi, poi, lo scorso anno, quella dell’amata moglie Francesca. A Lucio era rimasto solo l’amore per la sua nipotina Bianca, l’ultima arrivata in una famiglia segnata da lutti continui.

Capofamiglia forte e presente, ha sempre cercato di sostenere gli altri, di farsi argine al dolore. Ma alla fine non ha retto. «È stato un pilastro per tutti noi, un uomo buono, capace di dare sempre il consiglio giusto», ricorda la marineria, che domani, nel giorno dei funerali, lo saluterà in banchina facendo risuonare le sirene delle imbarcazioni. Poi, alle ore 12, l’addio nel Santuario cuore Immacolato di Maria, la chiesa di via Vespucci dove a marzo scorso aveva dato l’addio alla sua Francesca.

Rimasto solo, Lucio viveva con il suo cane nella casetta alla Marina sud. La vigilia di Capodanno l’aveva trascorsa con alcuni amici, poi il rientro a casa. A scoprire la tragedia, ieri mattina, è stata la cognata Loredana. Inutili i soccorsi: i sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dopo il malore. Il 63enne è stato trasferito all’obitorio di Pescara per gli accertamenti di rito, quindi l’apertura della camera ardente alla casa funeraria ‘Il Giardino della Luce’, a Marina di Città Sant’Angelo.

Figlio di armatori, Lucio aveva due grandi amori: «Il mare e la famiglia», racconta Doriano Camplone, presidente dell’associazione Pesca professionale “Mimmo Grosso”, ma soprattutto amico fraterno di Di Giovanni. «Aveva sempre la parola giusta al momento giusto». Presidente dell’Op Pescara Pesca, negli ultimi mesi Lucio aveva ripreso a battersi con determinazione per le condizioni del mercato ittico. «A volte era infuriato», ricorda Camplone, «gli dispiaceva svendere il pescato e diceva che bisognava fare qualcosa per cambiare le cose».

Il mercato ittico era il suo ultimo grande impegno, insieme al mare: da poco aveva acquistato una nuova imbarcazione, più piccola, per la pesca con il palangaro. «Per noi è stato un pilastro che non potremo mai dimenticare», dice Camplone commosso. «Ha sopportato il dolore di troppe tragedie e non si era mai davvero ripreso, anche se all’esterno cercava sempre di mostrarsi forte».

Quella dei Di Giovanni è una delle famiglie di armatori più importanti del Centro Italia, con quattro imbarcazioni – Marco, Santa Teresa, Giuliana e Manuccio II – che dominano la banchina sud del porto. «Poteva sembrare un uomo grande e duro», dice Riccardo Padovano, presidente del Sib-Confcommercio, «ma non ha mai alzato la voce con nessuno. Siamo profondamente colpiti da questa tragedia e vicini a tutta la sua famiglia. Quella del porto è un’unica grande famiglia». E quella di Lucio è stata una famiglia messa a dura prova troppe volte. Solo la piccola Bianca, nata lo scorso anno dalla figlia Marta e dal genero Giacomo, era diventata per lui una luce nel buio di tanto dolore. Ma quel peso, alla fine, è stato troppo grande.

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