Musica e lacrime per l’addio a Giada

La chiesa di Sant’Andrea gremita per l’ultimo saluto alla giovane mamma stroncata a 33 anni da un aneurisma
PESCARA. Il pianto della madre. Le rose bianche sulla bara di legno chiaro. Il coro, soave e pieno di grazia. Il funerale di Giada Vecchiati, la mamma di 33 anni morta improvvisamente nella tarda serata di venerdì in un locale di Spoltore a causa di un aneurisma all’aorta (come ha poi rivelato l’autopsia) è un commiato che in ogni dettaglio, compresi i silenzi e le lacrime della folla, assomiglia a lei. Ieri pomeriggio, con un caldo che sembrava estate, la chiesa era piena zeppa di persone arrivate per l’ultimo saluto a lei e per stringersi al dolore dei genitori Gianni e Antonietta, lui dipendente in pensione della banca Intesa Sanpaolo, presidente dell’associazione regionale dei cori d’Abruzzo e vice presidente della federazione nazionale Cori e lei dipendente dell’Agenzia delle entrate, e per abbracciare il marito Gianluca Calati, dipendente comunale che con Giada si era sposato a giugno, a coronamento di un amore che la loro bambina - tre anni a dicembre - continuerà a raccontare in ogni sua smorfia, in ogni suo sorriso. Dopo il Vangelo ha parlato di radici padre Carlo Mattei che con don Achille Villanucci ha celebrato il funerale.
«Le radici dell’amore che Giada», nei suoi 33 anni, è riuscita a far attecchire nel cuore di tutti coloro che ne hanno incrociato il percorso. Poi un lungo applauso, sollecitato da padre Carlo alla fine della predica, applauso con il quale le centinaia di persone che riempivano la chiesa (dipendenti comunali con l’attuale e l’ex vice sindaco Blasioli e Del Vecchio, colleghi ed ex colleghi dei genitori,ma anche rappresentanti del mondo del basket, sport che Giada ha praticato come la cugina Valentina e lo zio Gianfranco Vecchiati, insegnante e allenatore di basket) hanno abbracciato idealmente Giada e la sua famiglia, i suoi zii, i cugini e le cugine per i quali Giada, «Giadona, Pocahontas» come la chiamavano gli amici sparsi in tutta Italia, era e continuerà a essere una sorella. Su tutto, la voce del coro giovanile di Abruzzo e Molise che ha accompagnato e scandito una cerimonia composta che solo il pianto disperato della mamma di Giada ha interrotto, poco prima della Comunione. Poi l’uscita della bara accompagnata ancora da una melodia struggente, come la storia di Giada.(s.d.l.)

