Naiadi, arrivano anche i sigilli Progetto sport dichiarata fallita

25 Aprile 2019

I giudici del Tribunale hanno rilevato varie anomalie dai bilanci della società che ha gestito le piscine  A dicembre 2017 il 100% delle quote è stata ceduta per 900 euro a Serraiocco, D’Orazio e Colaneri

PESCARA. Il 16 aprile scorso il tribunale di Pescara ha dichiarato il fallimento della Progetto Sport Gestione Impianti, la società che fino a ieri ha gestito il complesso sportivo delle piscine Le Naiadi.
La sentenza, depositata soltanto ieri dai giudici (presidente Domenico Capazzera, Tiziana Marganella e Federica Colantonio), è come un macigno per i responsabili di questo disastro economico di uno dei più noti e storici impianti sportivi della città. Quello che è arrivato a conclusione è però soltanto uno dei due binari sui quali viaggia la vicenda Naiadi. L’altro è quello penale nelle mani del pm Andrea Papalia che, proprio qualche settimana fa, ha chiesto la proroga delle indagini a carico di Vincenzo Serraiocco e degli altri due soci della progetto Sport, Paolo Colaneri e Daniele D’Orazio, accusati di bancarotta fraudolenta.
Ma per tornare al fallimento, i giudici fanno una ricostruzione capillare degli ultimi due bilanci della società affermando che «la situazione di crisi finanziaria in cui versa la Progetto Sport e la sua correlata incapacità di pagare i debiti hanno assunto col tempo una dimensione sempre crescente, che ha impedito all’impresa di adempiere con regolarità sia alle obbligazioni correnti, senza generare altri debiti, sia a quelle concordatarie. In altri termini, i flussi di cassa della continuità appaiono deficitari in rapporto all’impellenza, tanto di coprire le spese correnti (come dimostrato dalle diffide di pagamento, decreti ingiuntivi, pignoramento), quanto di rimborsare il debito arretrato».
Su tutta questa vicenda molto hanno inciso proprio le relazioni periodiche del commissario giudiziale, Claudia Mariani (che curava per conto del tribunale il concordato preventivo), che ha sempre lamentato l’assoluta mancanza di comunicazione e di trasparenza con la proprietà che non le avrebbe fornito tutti gli elementi necessari per la valutazione completa della situazione. Non solo, ma lo stesso pubblico ministero, che nel loro ricorso i soci della Progetto Sport hanno cercato di delegittimare (eccezione rigettata dal tribunale), aveva rilevato «che il Commissario aveva evidenziato una serie di anomalie da cui si evincevano numerosi inadempimenti che dimostravano, oltre alla volontà di non volere adempiere alle numerosissime obbligazioni contratte dalla società in concordato, anche e soprattutto la determinazione a sottrarre attivo nella consapevolezza di indurre una sempre maggiore decozione della stessa».
Sullo stato di insolvenza della società il tribunale è chiaro. «Al 31/12/2017 si osserva, peraltro, a fronte di costi rimasti sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente (passati da 2 milioni e 800 mila euro a 2 milioni e 600 mila euro), una drastica riduzione del fatturato di circa 800 mila euro (da 2 milioni a 1 milione e 200 mila euro)», con uno squilibrio anche dal lato finanziario «attesa la divergenza tra i crediti esigibili entro l’anno (2 milioni e 700 mila euro circa) e i debiti correnti (circa 3 milioni e 600 mila euro)».
Nel 2018 i debiti sono poi aumentati: da 3.700.000 a 4.354.000. «Le situazioni contabili relative al 2018 - evidenziano i giudici - quantomeno sino al mese di giugno 2018 non sono state consegnate al Commissario...ciò ha impedito di verificare i flussi collegati alla continuità aziendale e di effettuare un immediato riscontro tra entrate e uscite».
Poi c’è il capitolo dei 750 mila euro versati dalla Regione Abruzzo. «La Progetto Sport», si legge in sentenza, «una volta riscosso il credito, anziché procedere alla redazione del secondo progetto di riparto in favore dei creditori privilegiati, utilizzava l’ingente importo di 520 mila euro per finanziare la partecipazione di una newco alla gara indetta dal Comune di Francavilla al Mare per l’acquisto della piscina comunale; fallita tale iniziativa, utilizzava 85mila euro quale nuovo finanziamento fruttifero strumentale alle procedure di acquisizione della società detentrice della concessione ultraventennale della piscina di Lanciano». E quando la Progetto Sport riceve indietro 488 mila euro per la gara non andata a buon fine, emette «due assegni circolari intestati a se stessa, rispettivamente di 200 e 250 mila euro», poi posti sotto sequestro dalla procura.
Con la cessazione della gestione delle piscine di Francavilla e con il venir meno della concessione delle Naiadi (scaduta il primo aprile scorso), per i giudici «è venuta meno l'attività che era fonte dei principali ricavi della società».
E poi arriva la ciliegina sulla torta che ha un peso notevole anche ai fini del procedimento penale. «Infine va rilevato», scrivono i giudici, «che la Progetto Sport, in data 29 dicembre 2017, si privava immotivatamente (e senza nessuna comunicazione al commissario giudiziale) di quella che sembra fosse una posta importante del proprio attivo: la società, infatti, cedeva il 100 per cento della Progetto Sport Nuoto, ora Sportlife (che aveva registrato ricavi per 350 mila euro nel 2016, 1.724.000 nel 2017 e solo nel primo semestre 2018 di 839.000 ndr) al valore nominale di 900 euro (soltanto per 300 euro a testa ndr) a Vincenzo Serraiocco (presidente del cda della società cedente), a Daniele D'Orazio (socio della cedente) e a Paolo Colaneri (socio della cedente)».
Il tribunale ha poi fissato l’adunanza per l’esame dello stato passivo al 19 settembre prossimo, ordinando alla società fallita di depositare entro tre giorni i bilanci e le scritture contabili, e disponendo «l'immediata apposizione dei sigilli su tutti i beni mobili che si trovino presso la sede dell'impresa, nonché su tutti gli altri beni della fallita ovunque essi si trovino».
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