Naiadi, i gestori si tirano indietro

7 Luglio 2021

La cordata romana lascia, Giustolisi: «Un investimento a perdere, andiamo via»

PESCARA. «Le possibilità che questa gestione rimanga alle Naiadi sono pari a zero». La conferma arriva dalle parole di uno dei soci, inconciliabili con la linea tirata dalla Regione. «Le condizioni attuali rappresenterebbero per noi un suicidio economico», spiega Flavio Giustolisi, entrato nella struttura insieme a Fabio Conti e Roberto Cipolletti il 23 giugno. «Giovedì sera abbiamo inviato una pec alla Regione nella quale abbiamo dato la nostra disponibilità a collaborare, ma occorre venirsi incontro». Questo venirsi incontro significa che il gestore, con l’ultimo documento inviato al proprietario della struttura, si è detto pronto a farsi carico delle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre al pagamento dello stipendio dei dipendenti, a patto che la Regione contribuisca se non in tutto almeno in buona parte al pagamento delle utenze, quali luce, gas e acqua. Che, di fatto, rappresentano la fetta più importante dei costi di gestione, con le bollette che mensilmente raggiungono soglie di 70-80mila euro. Una proposta che gli uffici regionali giudicano irricevibile, assicurando che la risposta sarà un no, visto che le regole per la gestione sono contenute nella gara alla quale lo stesso gestore ha partecipato nel 2019. «Probabilmente abbiamo commesso un errore nell’accettare l’incarico senza renderci conto di quello a cui stavamo andando incontro, ma una volta entrati nella struttura abbiamo subito compreso che le condizioni sono differenti rispetto a quanto visto un paio d’anni fa e che i costi di gestione sono troppo più grandi rispetto ai potenziali ricavi», spiega il gestore. «Preferiamo scoprire le carte adesso piuttosto che provare a gestire per qualche mese e poi doverci tirare indietro. Con un solo anno di affidamento e nel periodo del Covid, assumere la guida di una struttura importante come Le Naiadi diventa un investimento a perdere». E poi sottolinea: «Purtroppo questa struttura è ostaggio di un project financing che le impedisce di sbocciare. Continuare con gestioni di un anno non fa bene a nessuno. Secondo me servirebbe un bando pubblico a lunga gittata, di 15 o 20 anni, investimenti sull’efficientamento energetico e rimodulazione del Palapallanuoto. Questo consentirebbe un ridimensionamento dei costi di gestione, facendo diventare il centro natatorio appetibile per gli interessati». Certo è, che dopo l’ormai sempre più probabile forfait della cordata romana, e persa la stagione estiva, bisogna trovare la strada per consentire la ripresa delle attività almeno a settembre, prospettiva per nulla scontata in questo momento. Dalla Regione si vocifera che sia allo studio un bando urgente da completare nell’arco di un mese. È chiaro però che alla luce degli ultimi avvenimenti, la fiducia dei dipendenti e dell’utenza risulta ulteriormente indebolita.