'Nduccio, 60 anni di "sbagli azzeccati", festa a Pescara

Anche quest'anno uno speciale settacolo di beneficenza in occasione nel giorno delle candeline del comico-musicista. Sul palco anche Mimmo Locasciulli, il duo comico Vincenzo Olivieri e Marco Papa, Amedeo Giuliani e, soprattutto, la sua famiglia
PESCARA. Festeggiare il compleanno con uno spettacolo di beneficenza più che un appuntamento è diventato un avvenimento per il cartellone estivo del Parco dei Gesuiti di Pescara. Sul palco sempre lui: Germano D’Aurelio detto ’Nduccio, show man nonchè re indiscusso del rock agricolo (come ama definirlo Roberto D’Agostino), che venerdì scorso ha compiuto 60 anni. Ma ’Nduccio non ha età e i pescaresi lo ricordano da sempre; la sua canzone “Sott’a la capanne” ha fatto divertire due generazioni.
Per brindare al sessantesimo compleanno, Nduccio l’altro ieri si è circondato degli amici e colleghi di sempre: il cantautore Mimmo Locasciulli, il duo comico Vincenzo Olivieri e Marco Papa, Amedeo Giuliani e, soprattutto, la sua famiglia: la moglie Miranda D’Urbano e le figlie Libera Candida (cantante), Azzurra (pianista e medico), Nausica (studentessa e chitarrista) e Benedetta (studentessa e ballerina). Più di 500 persone ad applaudirlo e a fargli gli auguri, tra queste il neo governatore Luciano D’Alfonso, amico di sempre. Incontriamo ’Nduccio in un bar di palestrati della Tiburtina, mentre cerca di spiegare a un istruttore di sollevamento pesi come ha fatto ad accrescere così velocemente i suoi addominali.
A sessant’anni conserva effettivamente un fisico da settantenne... qual è il segreto?
«Che mi si è fermato lo sviluppo 54 anni fa, quando avevo sei anni. Da allora non sono cresciuto più. Ha presente il fanciullo di Pascoli?...».
Pensa di aver vissuto bene questi primi 60 anni? C’è qualcosa che ha lasciato indietro e che tornerebbe a recuperare?
«Assolutamente no. Sono contentissimo di tutti gli errori che ho fatto perchè penso di aver fatto gli errori migliori. Gli errori migliori sono quelli che fanno soffrire lo stesso, ma almeno servono a crescere».
Insieme a Gabriele Cirilli e a Fernando Perrotta lei è l’unico comico abruzzese apparso su canali nazionali, destando l’interesse di personaggi come Renzo Arbore, Roberto D’Agostino, Giampero Mughini... Ma il nostro dialetto ha davvero tanti nemici fuori dall’Abruzzo?
«Gabriele inizialmente ha dovuto recitare in romanesco per emergere, ma devo dire che adesso spesso infila nei suoi monologhi qualche battuta in abruzzese. Io otto anni fa ho imposto a Seven Show la lingua abruzzese, e devo dire che per sdoganare il dialetto mi ha aiutato molto anche il disco live “Una sera a Toronto”, che dal 2008 ha avuto diffusione nazionale. Da lì hanno cominciato a notarmi Renzo Arbore, Roberto D’Agostino e via cantando. Non è una questione di lingua, ma di percentuali. I comici abruzzesi sono pochi... i pugliesi, napoletani, romani, milanesi molti di più, come gli abitanti...».
Festa spettacolo con tutto esaurito. Il momento in cui si è più divertito?
«Quando tutti mi chiedevano se avevo visto D’Alfonso...».
E il momento in cui si è commosso?
«Quando sul palco sono salite a sorpresa le mie quattro figlie e mi hanno cantato “Casetta mi’”, che mia madre mi aveva dedicato nel 1958».
Un’ultima domanda...
«Quando muoio?»
No, quando fa un film?
«Presto, ma non con Rocco...».
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