Negozi chiusi e studenti fuorisede: e gli affitti?

I piccoli proprietari (Uppi): pronti a ridurre i canoni, ma servono garanzie per le agevolazioni fiscali
PESCARA. Una cedolare secca al 5% e l'autorizzazione alla riduzione dei canoni di locazione concordata tra proprietario e affittuario, con scrittura privata e obbligatoriamente attestata e registrata così da beneficiare delle tassazioni agevolate, ma anche per mettere nero su bianco e non lasciare spazio ai furbetti. Sono le richieste che l'Uppi, l'Unione piccoli proprietari immobiliari, sta avanzando a livello nazionale, ribadite anche dalla sezione di Pescara. L'emergenza coronavirus ha investito come un tornado ogni aspetto della vita quotidiana, in salute e in economia. Non sono esenti i canoni di locazione e i rapporti tra proprietari e affittuari.
Nel decreto Cura Italia, tra le misure è previsto il riconoscimento di un credito di imposta del 60 per cento sul canone di locazione, relativo al mese di marzo, per gli immobili della categoria catastale C1, ovvero i locali dove vengono effettuate operazioni di vendita di prodotti anche con prestazioni di servizio come ad esempio ristoranti, pizzerie, panetterie o bar. «Questa misura», spiega Lorenzo Cirillo, presidente dell'Uppi Pescara, che rappresenta circa 800 piccoli proprietari, «contiene due problematiche. La prima consiste nel fatto che la formula del credito di imposta impone all'affittuario di versare regolarmente il canone, per poi recuperarlo in un secondo momento, sotto forma di credito fiscale. In questa fase, le attività commerciali chiuse non hanno la liquidità per assolvere a questo pagamento. Il secondo aspetto è connesso alla limitazione della categoria catastale. Includendo solo le C1, si lasciano scoperte tantissime altre attività commerciali».
Restano fuori dalla misura, ad esempio, sarti, calzolai, falegnami e tipografi che in quanto laboratori per arti e mestieri sono classificati C3; esclusi gli esercizi sportivi (C4); alberghi e pensioni (D2), studi professionali (A10), o ancora magazzini e locali di deposito (C2) e teatri o cinema (D3). Nessun provvedimento al momento per i contratti tra privati.
«Negli ultimi giorni, anche nel nostro territorio, si sta verificando quanto già accaduto per le grandi città», afferma Cirillo. «Molti universitari stanno chiedendo ai locatori il blocco del contratto, dal momento che non stanno usufruendo degli alloggi. Una richiesta che rischia di generare in futuro una serie di contenziosi tra le parti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

