Nelle scuole il Covid non si ferma: superato il 20 per cento di positivi

PESCARA. La situazione contagi in continua evoluzione, con classi che passano dalla didattica in presenza a quella a distanza da un giorno a un altro. Il virus corre ancora veloce dentro le scuole...
PESCARA. La situazione contagi in continua evoluzione, con classi che passano dalla didattica in presenza a quella a distanza da un giorno a un altro. Il virus corre ancora veloce dentro le scuole superiori di Pescara e i dirigenti si barcamenano per emettere tempestivamente le disposizioni, seguendo i tre protocolli previsti dalla norma a seconda che si tratti di uno, due o tre positivi per classe.
«È un crescendo continuo», spiega Antonella Sanvitale, dirigente al liceo classico e reggente allo scientifico Leonardo Da Vinci. «Spesso non riusciamo nemmeno a stare dietro alle comunicazioni di positività che arrivano anche di sera. Ormai abbiamo superato abbondantemente il 20 per cento degli studenti positivi», analizza la preside che conta quasi 1.300 alunni al classico e circa 1.500 allo scientifico. A creare le maggiori difficoltà nelle scuole è il protocollo che si attiva con due studenti positivi. La norma prevede infatti la dad per tutta la classe in caso di tre positivi, la didattica in presenza con autosorveglianza e mascherina obbligatoria Ffp2 con un positivo, e una modalità mista in caso di due, con i ragazzi vaccinati in presenza mentre in dad i non vaccinati, gli immunizzati da più di 120 giorni o i guariti da più di 4 mesi. «Il vero caos è il controllo dei casi con due positività», ammette la dirigente Sanvitale. «Per verificare chi può entrare a scuola tra vaccinati e chi è guarito dal Covid, ho delegato 4 persone per scuola. I ragazzi hanno disposizioni su dove entrare, in modo da effettuare il controllo all'ingresso. Sono sempre di più però gli studenti che preferiscono restare a casa anche in questa modalità, perché la dad mista è la meno efficace».
«Quando lo scorso anno era prevista la presenza al 50 per cento», ricorda il dirigente dell'Acerbo Carlo Di Michele, «avevamo deciso di fare una rotazione tra classi per lasciare i gruppi uniti. Questo perché riteniamo che sia didatticamente più efficace. Ecco perché ora questa modalità mista in caso di due positività, che rispettiamo per protocollo, rende tutto più complesso. La settimana appena passata è andata abbastanza bene. Il numero di positivi sembra essersi stabilizzato con prospettive di miglioramento. Rimane il fatto che ci sono tanti ragazzi in quarantena e quindi con tutti gli aspetti organizzativi connessi. Domani rientreranno alcune classi che hanno fatto la dad, ma ormai più del 50 per cento delle sezioni ha almeno un positivo, e una decina, sulle 66 classi che compongono la scuola, è al livello due» (ovvero con 2 positivi accertati, ndc). Stesso punto di vista per Carlo Cappello, preside del liceo scientifico Galilei, dove ci sono 25 classi su 67 coinvolte nei tre livelli di protocolli, e quindi con uno, due o tre positivi. «Lo scorso anno nella organizzazione della didattica avevamo messo come paletto il mantenere le classi unite, rimodulando gli spazi della scuola. Ora ci troviamo con la dad mista. Ovviamente ci adeguiamo, ma diventa tutto più problematico».
«La situazione è sempre in continuo divenire», afferma la preside dell'istituto alberghiero De Cecco, Alessandra Di Pietro, dove al momento si contano una ventina di classi con un positivo, sei con due e 3 al livello tre. «Il livello due è molto complesso», afferma «perché dobbiamo garantire continue verifiche e comunicazioni a scuole e famiglie. Gli studenti costretti a restare a casa riescono comunque a seguire le lezioni in dad, ma con molti limiti: problemi di connessione, di comunicazione tra professori e studenti, di spiacevoli differenze tra alunni, di organizzazione in famiglia. Dal confronto con i miei docenti è chiaramente emerso che i giorni di didattica a distanza sono stati più fruttuosi della modalità mista».
Ad appesantire il quadro dell'alberghiero è anche la gestione del convitto. «Attualmente abbiamo pochissime presenze nel convitto notturno perché i ragazzi positivi tornano subito a casa. Per quello diurno, abbiamo dovuto rivedere la situazione mensa, con più turni. Questo impone un grande impegno per gli educatori», aggiunge Di Pietro.
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