«Neolaureati, incoronatevi da soli fuori dall’università»
PESCARA. «Cari neolaureati, se l'Ateneo non lo fa, cercate un posto, anche all'aperto, e incoronatevi da soli». Non è piaciuta a Franco Pasquale, presidente dell’Ascom Abruzzo di Pescara, la...
PESCARA. «Cari neolaureati, se l'Ateneo non lo fa, cercate un posto, anche all'aperto, e incoronatevi da soli». Non è piaciuta a Franco Pasquale, presidente dell’Ascom Abruzzo di Pescara, la decisione della dirigente della Scuola di Scienze economiche dell'università D'Annunzio, Anna Morgante, di non organizzare la cerimonia di consegna delle pergamene ad un centinaio di neolaureati in Scienze economiche, Economia informatica, Economia e commercio (primi e secondi livelli), Servizi giuridici per le imprese, che hanno discusso la tesi qualche settimana fa e sono stati proclamati dottori nello stesso giorno.
Quattro giorni fa, la Morgante aveva spiegato al Centro che l'ultimo atto prima del congedo ufficiale dall'università, appunto la consegna delle pergamene, non è stato possibile perché le stesse «sono prive delle firme del rettore e del direttore generale» (Carmine Di Ilio e Filippo Del Vecchio sono stati interdetti a seguito della bufera giudiziaria che li ha travolti) e che quindi «è necessario attendere le nuove nomine, previste non prima di giugno».
Ma aveva anche precisato che «si tratta di un atto di liberalità» e che le pergamene si potranno comunque «ritirare in segreteria».
Alla dichiarazione della Morgante è seguita la nota polemica di Pasquale: «Quindi, una sorta di "regalo" che l’università fa agli studenti e quindi i neo laureati possono benissimo farne a meno, passare in segreteria e ritirare la pergamena come si fa per un semplice certificato all'anagrafe». Pasquale si è sentito «costretto a intervenire sull’argomento, anche in veste di genitore di un «neolaureato, ma senza proclamazione. L'ateneo ci ha fatto una pessima figura anche nei confronti dei fuori sede: si dirà che qui non ti fanno neanche la proclamazione perché la considerano superflua e questa non è una bella pubblicità certamente».
«Parlare di proclamazione come di una cerimonia priva di valore», argomenta Pasquale, «vuol dire innanzitutto non avere alcuna cognizione del significato "altamente simbolico" che la proclamazione riveste non solo per i diretti interessati, ma per tutti i familiari e amici che, non a caso, quel giorno si stringono intorno a chi ha portato a termine un percorso che voglio immaginare ancora importante, spesso con sacrifici non solo personali, ma anche del nucleo familiare che lo ha sostenuto. Significa negare ai genitori la soddisfazione di ascoltare le fatidiche parole "Ti proclamo..." e magari di scoppiare in lacrime di commozione che non si possono certo negare in un momento di gioia. Significa che il mondo degli adulti dichiara di non saper "accogliere" dentro di sé chi ha studiato anni per entrarvi a far parte».
Il presidente dell'Associazione commercio turismo servizi, sottolinea anche i risvolti negativi per l'economia locale: «Negare la cerimonia significa anche arrecare un danno economico rilevante ai nostri esercenti, agli alberghi, ai ristoranti, ai bar dove parenti ed amici si sarebbero riuniti per festeggiare il neo dottore».
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