«Nessuna complicità sul progetto»

18 Gennaio 2017

Antonelli replica ad Alessandrini: la passata giunta tentò lo stop a Pescaraporto

PESCARA. Non si placano le polemiche sulla decisione del sindaco Marco Alessandrini di rinviare in consiglio l’esame della delibera su Pescaraporto a dopo l’udienza del Tar prevista il 27 gennaio prossimo. Ieri, il capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli, assessore all’urbanistica e all’edilizia nella passata giunta di centrodestra, ha voluto replicare alle accuse lanciate lunedì scorso in consiglio dal sindaco. Alessandrini ha puntato il dito contro i consiglieri di centrodestra ricordando che anche loro nella passata amministrazione non consentirono al consiglio di esprimersi sul progetto di Pescaraporto per la riviera sud.

Ed ecco cosa ha detto ieri Antonelli. «Sulla vicenda Pescaraporto», ha affermato, «poichè continuano a circolare accuse che presupporrebbero una complicità politica anche dell’amministrazione Mascia, credo sia necessario fare chiarezza con informazioni e documenti». «Il permesso di costruire del 5 ottobre 2012 concesso a Pescaraporto», ha ricordato, «fu rilasciato dal dirigente del Sue D'Aurelio senza alcuna preventiva attività diretta da parte della giunta, ma esclusivamente all’interno delle autonome prerogative dirigenziali stabilite dal legislatore nazionale, in assenza della legge regionale che fu approvata successivamente».

«Tale atto», ha proseguito, «fu da me, come componente di giunta, valutato immediatamente come illegittimo per il palese contrasto con il Pp2 adottato nel giugno 2012. Infatti, già il 22 ottobre inviai una nota al dirigente dell'Avvocatura, Paola Di Marco per chiedere formalmente se esistevano i presupposti per un'azione di annullamento del permesso di costruire in autotutela e da parte di quali organi. La risposta dell'avvocato Di Marco precisava che all'auto annullamento può provvedere la stessa autorità che ha emanato l'atto e, quindi, esclusivamente il dirigente del Sue». «Nel dicembre 2012, a seguito del ricorso al Tar presentato dalla società Angela per l'annullamento del permesso», ha sottolineato, «la giunta con il sottoscritto, volutamente assente nella seduta perché in totale disaccordo, sulla base della relazione del dirigente dell'Avvocatura che invitava a resistere quale atto dovuto, si costituì in giudizio. Il Tar, come noto, annullò il permesso per le stesse motivazioni da me individuate nella nota del 22 ottobre 2012, ma il Consiglio di Stato ribaltò la sentenza grazie al'intervenuta modifica legislativa ad hoc del dicembre 2014 ad opera di un parlamentare dell’Ncd e con la senatrice Chiavaroli relatrice del provvedimento».

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