«No ai profughi nel centro Trisi»

4 Aprile 2017

I dissidenti del gruppo #Montesilvano2019 attaccano la giunta Maragno. Cirone: si fa solo confusione

MONTESILVANO. L'impianto sportivo Trisi rischia di trasformarsi in un centro di accoglienza per profughi. È il grido d'allarme lanciato ieri mattina, nel corso di una conferenza convocata da gruppo comunale #Montesilvano2019 e dal consigliere regionale, Lorenzo Sospiri, che ancora una volta sono tornati a parlare di immigrazione, per contestare la gestione del fenomeno da parte dell'amministrazione Maragno.

«Nell'ambito dell'attivazione del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)», sottolinea il capogruppo, Anthony Aliano, «l'azienda speciale ha deliberato la messa a disposizione del centro Trisi sia come dormitorio, per un numero imprecisato di richiedenti asilo, sia per l'apertura di uno sportello per l'assistenza socio-sanitaria e lavorativa degli immigrati. La decisione è contenuta in una delibera del commissario straordinario dell'ente strumentale e in un documento della giunta comunale. Il tutto senza coinvolgere i consiglieri. Inoltre, dagli uffici tecnici attiva la notizia che il Comune parteciperà al progetto con una spesa di 70 mila euro».

I rappresentanti del centrodestra, affiancati da Marco Forconi (Fratelli d'Italia) e Pasquale Barilone, dell'associazione Vita di quartiere, hanno riocordato come gli impianti, frequentati da associazioni sportive e bambini, non siano affatto compatibili con l'accoglienza degli immigrati. Per questo, il gruppo ha richiesto la convocazione di un Consiglio comunale straordinario.

«Da un lato, si dice che Montesilvano è la capitale dello sport», prosegue Alessandro Pompei, «dall'altro, si mortifica lo sport destinando una delle poche strutture della città agli immigrati». Sospiri ha poi ricordato di aver chiesto alla prefettura di chiudere gli attuali centri (Cas) Ariminum ed Excelsior prima dell'attivazione dello Sprar. «La prefettura ha garantito la clausola di salvaguardia e che opererà per un graduale assorbimento dei richiedenti asilo. Ma per noi è riduttivo, bisogna prima chiudere i Cas».

Immediata la replica dell'amministrazione. «Abbiamo assistito a un macchinoso tentativo di confondere le acque, mescolando progetti differenti», commenta il commissario dell'azienda speciale, Luca Cirone. «Una cosa è il programma per l'attivazione dello Sprar, un'altra l'iniziativa Uia (Urban innovative actions), con cui Comune e azienda speciale intendono partecipare a un bando europeo per riqualificare l'impianto sportivo. Quest'ultimo progetto è peraltro in fase embrionale. Quindi o il gruppo consiliare ha il dono della preveggenza, o non sa leggere le carte».

Cirone rimarca che «il bando ministeriale prevede l'attivazione del progetto Sprar tra i mesi di giugno e luglio, quindi c'è tutto il tempo per individuare strutture adeguate. L'unica verità è che il centro Trisi sarà oggetto di un'operazione di riqualificazione e potenziamento e ospiterà uno sportello per il cittadino. Inoltre, in merito alla compartecipazione del Comune per il progetto Sprar, che verrà sostenuto da fondi statali, non graverà sulle casse comunali, perché verranno messi a disposizione immobili di proprietà dell'ente». A replicare ai "ribelli", parlando di strumentalizzazione, è anche il vicensindaco Ottavio De Martinis, il quale ricorda come il numero di immigrati sia già diminuito da 350 a 230 unità e che presto arriverà a 161. «Quest'amministrazione è l'unica che è stata capace di risolvere una problema particolarmente complesso. A dirlo è il ministero, che si è già complimentato con il nostro Ente, e gli operatori turistici locali e regionali».

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