«No al raddoppio, opera inutile»

4 Agosto 2024

In 300 contro il progetto della Pescara-Roma: fermate gli espropri di case e terreni

MANOPPELLO. «Non vogliamo essere ridotti alla fame da Rfi». «No alla devastazione, sì alle alternative non devastanti». Gli striscioni campeggiano sui balconi di una delle abitazioni di via Verdi, a Manoppello Scalo, a ridosso del tracciato ferroviario, che cadrà giù quando arriveranno le ruspe per l’avvio dei lavori per il raddoppio della tratta Pescara-Roma. Oltre 300 persone ieri mattina alla protesta, organizzata dal comitato Comferr, presieduto da Katia Colalongo, per chiedere il blocco degli espropri (che stanno già arrivando ai destinatari) di beni immobili, tra cui terreni, e la riproposizione della variante «come alternativa alla distruzione di case e aziende». Presenti alla manifestazione tanti cittadini che stanno per perdere la casa o un terreno, il deputato Pd Luciano D'Alfonso, che ha promesso una interrogazione alla Camera sulla questione, i sindaci e amministratori della Val Pescara, Chieti, Abbateggio, Lettomanoppello, Scafa, Alanno, Turrivalignani, i consiglieri regionali di opposizione, tra cui Antonio Di Marco, Silvio Paolucci e Giulio Sottanelli, che hanno annunciato una campagna contro gli espropri, e anche consiglieri provinciali.
«Chiedo a Marsilio», dice Colalongo, «come la Regione intenda pagare le spese dei trasporti potenziati, una volta completata l’opera, e chi paga i sottoservizi a carico dei Comuni. Il progetto di Rfi, che non è cambiato nonostante le nostre battaglie, sta svalutando i fabbricati che dopo il raddoppio non varranno più nulla, distruggerà le imprese e i negozi, le barriere antirumore taglieranno in due i territori e bloccheranno la visuale. Ci ritroveremo davanti casa un muro alto sette metri». E per dare l’idea di cosa significhi i manifestanti issano uno striscione nero a rappresentare la barriera che dividerà il paese. «Il raddoppio potrebbe essere giustificato dopo Tivoli», va avanti Colalongo, «ma non da noi perché gli attuali numeri del trasporto su treno non arrivano neppure al 40%. I treni sono vuoti, gli utenti preferiscono il bus perché più rapido. Gli espropriati stanno già ricevendo le lettere e sono alla disperazione più totale perché se è vero che Rfi vorrebbe completare i lavori entro il 2026, abbiamo pochissimo tempo ancora per bloccare i provvedimenti di esproprio dei terreni, alcuni dei quali purtroppo già in essere».
Il comitato si batte da mesi per ottenere la variante bocciata in toto dal sindaco di Manoppello, Giorgio De Luca, secondo il quale «la variante è un progetto impattante con i suoi 8 chilometri da Brecciarola a Scafa». (c.co.)