«Noi, costretti a lasciare i paesi senza più vita»

29 Agosto 2016

Arquata e Pescara del Tronto sono cancellati «Difficile pensare di ripartire, non c’è futuro»

Francesca, 26 anni, torna ogni giorno a Pescara del Tronto. Guarda l’orizzonte e piange. Fino alle 3.36 di mercoledì notte non si era quasi mai allontanata da questo borgo arroccato sull’Appenino, se non per qualche breve vacanza. Ora è costretta nella tendopoli allestita dalla Protezione civile sulla Salaria, a poche centinaia di metri da quello che una volta era il suo paese. Eppure, per lei, quella breve distanza equivale a migliaia di chilometri. Non ce la fa proprio a staccarsi dai suoi affetti, sepolti per sempre sotto un cumulo di macerie.

Questo paesino medioevale è sul versante marchigiano del cratere del terremoto, e ora appare come un ammasso informe di sassi, calcinacci e legno. L’effetto è quello di un bombardamento aereo a tappeto, che non ha lasciato scampo alle persone e alle cose. Ne è convinto Alfredo, settantenne che ha sempre abitato qui. «Vedi - dice - ho costruito questa casa negli anni ’70 e l’ho voluta fare in cemento armato, proprio perché pensavo fosse più sicura». E in effetti la casa, vista dalla strada principale del paese, sembra danneggiata sì, ma comunque agibile. Alfredo invece ci porta sul retro dell’abitazione, edificata su un pendio. «Non noti nulla? - afferma sconsolato -. I pilastri portanti sono tutti fuori squadra, si vede il ferro. Questa casa alla prima scossa forte viene giù, e comunque gli ingegneri mi hanno già detto che va abbattuta».

I vigili del fuoco lo aiutano a recuperare qualche oggetto di valore in camera da letto, un po’ di vestiti, il più velocemente possibile, ma quarant’anni di vita rimangono prigionieri tra quelle mura scricchiolanti. E alla beffa del destino si aggiunge altra beffa. Poco prima dell’estate aveva finito di ristrutturare un palazzetto a poche centinaia di metri, serviva alla figlia che si deve sposare a breve. Anche quel sogno è svanito. Le mura hanno profonde fessurazioni oblique, segno inequivocabile che la struttura non ha retto.

Paul ogni anno passa le sue vacanze qui. Nonostante abbia 18 anni, appena saputo del terremoto ha preso l’auto da Roma ed è corso per aiutare i suoi amici. Non li ha trovati tutti. «Due ragazzi con cui ho condiviso tante sere qui a Pescara del Tronto, quella notte sono usciti di corsa dalla loro casa - dice con le lacrime agli occhi -. Invece che andare verso l’esterno del paese, nella direzione del bosco, sono scappati verso il centro dell’abitato. Lì le case si sono accartocciate e le pietre li hanno seppelliti». In effetti quello che impressiona è notare come nella parte più antica del borgo non si notino nemmeno più i confini delle stradine, quasi a crollare fosse stato un grattacielo di trenta piani.

Le attività commerciali sono perse per sempre. Questo vale per il rivenditore di funghi e tartufi, che cerca di recuperare qualche barattolo; per il macellaio, che ha visto deteriorarsi migliaia di euro di carne; per l’unico albergo, apprezzato da tanti romani che vogliono staccare la spina per qualche giorno. Questo paese che campava anche sulle sagre, sulla vendita di prodotti tipici, sul trekking ora non vede futuro.

Nella vicina Arquata del Tronto gli abitanti cercano di capire che cosa succederà nel dopo emergenza. «Molti di noi sono nati qui ma vivono a Roma e ogni fine settimana, ogni estate veniamo qui - dice un ottantenne nella tendopoli -. Se a ognuno di noi lo Stato non dà subito 30.000-40.000 euro per rimettere a posto quelle case che sembrano agibili, allora il destino di questo paese è lo spopolamento». Un altro più giovane aggiunge: «Io non la vedo per niente bene, secondo me per ripartire ci vorranno almeno vent’anni, ed è inevitabile che chi ha perso la propria attività economica sia spinto ad emigrare».

La tendopoli allestita nella frazione di Borgo è affollata ma c’è ancora chi preferisce dormire nell’auto, accanto a ciò che fino a pochi giorni fa era la propria casa. È difficile staccarsi dai propri affetti, ma soprattutto c’è la paura che gli sciacalli vengano a depredare quel poco che è rimasto. Il fermo di due sospetti ad Amatrice che si aggiravano tra le rovine, ha messo tutti in allarme.

I giovani, invece, hanno un traguardo più a breve termine. «Non voglio passare tutto l’inverno nella tendopoli - sottolinea Francesco di 16 anni - Se non mi fanno rientrare nella mia casa allora tanto vale la pena che mi trasferisca ad Ascoli, dove frequento il liceo. Qualche parente che mi ospita lo trovo. Poi vedremo».

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