«Noi, intimidite e recluse in casa»
Le donne sottoposte a continue minacce e costrette a vivere in modo invisibile
PESCARA. Sfidano i cattivi e la paura di ritorsioni, le donne della "Gomorra pescarese" come chiamano il borgo dove vivono dagli anni Cinquanta. Si beccano minacce, parolacce, vengono picchiate e intimidite, una di esse è stata «colpita da una colata di candeggina sulla testa». Ma loro non mollano e contattano le forze dell'ordine continuamente. Il rione è oggetto di visite quasi quotidiane delle pattuglie di polizia, carabinieri, vigili urbani e vigili del fuoco per sedare risse e rimettere ordine in una zona della città dove non ci sono più regole. Una delle assegnatarie, il 4 settembre scorso, ha presentato una denuncia -querela alla questura di via Pesaro. Nel documento, l'inquilina fa nomi e cognomi di chi "mi ha sputato in faccia bersagliandomi di epiteti (troia, puttana) e cercando di mettermi le mani addosso». Salvata dal figlio, ha trovato la forza di «chiedere l'intervento di una pattuglia».
Agli agenti intervenuti, la donna ha riassunto mesi («da inizio luglio») di «continue provocazioni" che fino a settembre non aveva mai denunciato. Sono terrorizzate a tal punto le donne del rione, che si battono anche «per la serenità dei bambini che non possono uscire a giocare in cortile» e si sentono cittadine «agli arresti domiciliari». Parlano tra loro a bassa voce, per rendersi invisibili, anche tra le mura di casa. Non aprono neppure la porta «perché non si sa mai chi c'è dietro». (c.co.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

