«Non ce la facciamo più» Al gelo senza corrente Ora è il lago a far paura

24 Gennaio 2017

MONTORIO. E’ panico dopo l’allarme dighe lanciato dalla Commissione Grandi Rischi. Il lago di Camposto, secondo bacino artificiale d’Europa, ci pioverebbe sulla testa con i suoi 300 milioni di metri...

MONTORIO. E’ panico dopo l’allarme dighe lanciato dalla Commissione Grandi Rischi. Il lago di Camposto, secondo bacino artificiale d’Europa, ci pioverebbe sulla testa con i suoi 300 milioni di metri cubi d’acqua nel caso in cui delle scosse di magnitudo elevata dovessero abbatterlo. E così che, con valigie alla mano, in tanti si sono riversati nella giornata di ieri nel palazzo municipale pronti ad abbandonare il paese.

«C’era un forte stato di agitazione da parte di tutti», spiega Angela Di Giammarco, consigliere comunale che insieme ad altri accoglie e registra le continue proteste e richieste. «Alimentato sicuramente - aggiunge - anche dalle continue scosse e dalla mancanza di elettricità che persiste in alcune zone». Per lo più famiglie con bambini, persone anziane e disabili, un centinaio nella sola giornata di ieri, sono stati dirottati verso la costa. In fila tra c’è Alessia Valentini, una giovane madre di una bimba di 20 mesi, che non nasconde il suo stato d’animo. «Ho paura», dice, «continuano ad allarmarci. Io abito al quarto piano e ho la bimba con la febbre. Me ne vado non ce la faccio più, qui la gente ha paura, non esce più nemmeno a fare la spesa». Eppure c’è chi porta il cane a passeggio, come Adalgisa Di Donatantonio, che con orgoglio afferma: «Montorio ci fa battere il cuore. Noi non abbandoniamo», riferendosi anche al marito accanto a lei, «se restiamo tamponiamo i danni che si possono evitare con la presenza. Non ho paura di Campotosto. Sono un po’ fatalista: se deve succedere accade. Ci auguriamo che chi se ne è andato lo abbia fatto istintivamente e torni presto». Gli affetti, aggiunge il marito Sandro Pomponi, «sono più forti della paura. Noi da qui non ci muoviamo».

C’è chi, in preda alla rabbia, dopo una settimana senza corrente, proprio ieri ha maturato la decisione. «Basta dopo una settimana non reggo più», sbotta Elisabetta Di Felice, mamma di tre figli. «Al buio, al freddo, le continue scosse e ora questo allarmismo mi hanno distrutto. Voglio un po’ di serenità per la mia famiglia. Stiamo partendo per Roseto, dicono che li ci sono 400 montoriesi». E c’è anche chi come Tonino Catalani, che a Montorio ci lavora soltanto ha deciso: «Me ne vado. Ci stavo pensando già dallo scorso terremoto, la notizia del lago ora mi ha spaventato non poco, nonostante io viva a Teramo». Gabriella Merlini, giovane madre di due figli, racconta che il suo vicinato si è svuotato: «Anch’io ho paura, ma mi affido alla volontà di Dio». E risalendo il fiume Vomano, sopra Montorio, c’è un’intera frazione, Vallocchio Vomano, che sorge proprio sull’argine. Parliamo con Licia Bonaduce sfollata a Giulianova: «Vallocchio è stata evacuata per il rischio frane nei giorni passati - racconta -. La paura c’è. Due metri di neve, le macchine bloccate, le continue scosse, con due bambini piccoli. Il problema di Campotosto secondo me c’è, se hanno abbassato il livello dell’acqua qualcosa c’è. Sono dell’avviso che è meglio fare allarmismo, esagerare in modo che la gente possa mettersi al riparo magari a casa di un amico, piuttosto che tacere. La gente deve essere consapevole».

Anche Tintorale, altra frazione del comune di Crognaleto, è stata evacuata per il pericolo delle frane. «Ho paura - ammette Adele Macinati, mamma di due bambini e titolare di un bar a Nerito -. Camposto mi fa paura. Cosa succederà? Il terremoto non è finito. Per il momento noi siamo a Roseto e spero che mettano in sicurezza la parete della montagna dietro casa». Anche a Nerito, primo paese abitato sotto Campotosto, visto che Ortolano è stata evacuata completamente la scorsa settimana, la paura c’è. In tanti hanno lasciato il paese per il terremoto che qui ha fatto danni. Mario Ceci, un’istituzione per il paese, spiega però che qui non si può parlare di effetto Vajont per Campostosto «perché l’invaso persiste su un altipiano a 1.300 metri. L’unica preoccupazione è Rio Fucino, perché è una zona franosa dove nel corso del tempo sono stati fatti interventi di rafforzamento con iniezioni di cemento e gabbionate per fermare il terreno. E la faglia passa proprio lì sotto al lago. Se dovesse cedere l’acqua in pochi minuti travolgerebbe tutto. E’ una catastrofe se dovesse franare Rio Fucino. Ma io comunque sono fiducioso e a Nerito ci tornerò». Mentre la piccola comunità macedone e kosovora che vive perfettamente integrata da oltre quindici anni a Nerito sta pensando di tornare in patria.