«Non compete a noi»

Il questore chiede al Comune di intervenire: la legge ci blocca
PESCARA. «La normativa non ci consente di fare niente: è un problema sociale e non di ordine pubblico». Il questore di Pescara Paolo Passamonti non chiude gli occhi di fronte al degrado dei ruderi abbandonati e occupati dai disperati. Ma sa che le forze dell’ordine possono fare poco: «Noi possiamo solo identificare e controllare queste persone, ma sono quasi tutti comunitari e, proprio per questo, non abbiamo modo di fare di più», dice Passamonti.
Quanti disperati si trovino a Pescara non si sa con certezza, ma per la questura sarebbero poche decine. Tra Pescara e Montesilvano, invece, i dati Istat dicono che gli stranieri residenti sono quasi 11 mila e i più numerosi sono i romeni.
La questura ripassa la palla al Comune: «Lo sgombero degli accampamenti non è una risposta perché queste persone troverebbero subito un altro posto in città da occupare. Per esempio, adesso, in tanti dormono anche sotto i portici del centro», osserva il questore, «deve intervenire il Comune con i Servizi sociali». Passamonti sa che non è facile perché tanti disperati vogliono vivere ai margini della società per fuggirne le regole: «Sappiamo che tanti rifiutano di essere aiutati e alcuni non vogliono neanche andare alla Caritas. Serve un’opera di sensibilizzazione continua», consiglia Passamonti, «il Comune dovrebbe far capire a queste persone che Pescara non è un dormitorio a cielo aperto».
Il questore chiama il Comune a intervenire anche sul fronte dell’accattonaggio: «Per vivere, queste persone chiedono l’elemosina, fanno gli accattoni e i parcheggiatori abusivi. Il Comune può mandare i vigili urbani per far rispettare un’ordinanza sindacale». Ma il questore dice che i disperati che si rifugiano negli anfratti di Pescara non sono pericolosi e non hanno commesso reati importanti: «È solo un problema sociale». (p.l.)
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