NON SI DICA CHE QUESTO È FOLKLORE

23 Dicembre 2014

SEGUE DALLA PRIMA. Ma la cupezza e l'inquietudine del quadro crescono ancor più per il ricollegarsi del gruppo eversivo inquisito ai fascisti di "Ordine nuovo". Perché questa sigla che riemerge dal...

SEGUE DALLA PRIMA. Ma la cupezza e l'inquietudine del quadro crescono ancor più per il ricollegarsi del gruppo eversivo inquisito ai fascisti di "Ordine nuovo". Perché questa sigla che riemerge dal passato richiama alla mente fatti tra i più tragici della nostra storia, per il coinvolgimento di suoi militanti nelle stragi di piazza Fontana, Peteano, piazza della Loggia e treno Italicus e infine nell'assassinio (rivendicato) del giudice Vittorio Occorsio , Pm in un processo proprio contro quel gruppo.

Va inoltre segnalato che le "analisi" di "Ordine nuovo" (alle quali presumibilmente indulgono anche i suoi più recenti epigoni) erano condotte a colpi di "letamaio partitocratico", "regime di ladri e sfruttatori" e via salmodiando, cioè sul filo di invettive qualunquistiche che oggi vanno purtroppo prendendo piede con generalizzazioni indiscriminate, che di certo non giovano alla giusta definizione della pur grave situazione.

Ma gli inquisiti dell'Aquila, oltre che guardare al passato, sono concretamente inseriti nel tempo presente, per la loro capacità di fare un uso massiccio dei social network come strumenti di proselitismo e propaganda eversiva e di incitamento all'odio razziale. Una conferma della tesi che in certe oscenità vomitate da alcuni siti web, si scorge - per qualche profilo - un'equivalenza tra questo moderno veicolo di comunicazione e le pareti delle latrine di ieri.

Gian Carlo Caselli

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