Non si vedono eppure esistono E sono al verde

Radiografia dei quattro enti abruzzesi. Gestiscono ancora scuole e strade. Ma hanno i conti in rosso
di Flavia Buccilli
e Stefania Sorge
E. rano destinate a sparire. Ma il No al referendum costituzionale le ha lasciate in vita. Eppure, dalla riforma del 2014, che porta la firma dell’allora sottosegretario Graziano Delrio, le funzioni delle 107 Province italiane erano state drasticamente ridimensionate. Non solo. In molti casi, in previsione della loro abolizione, sfumata con la consultazione del 4 dicembre, anche il personale era stato pesantemente ridotto attraverso il meccanismo dei trasferimenti in altri enti. Quel che è certo è che, con il sistema elettorale di secondo grado, presidenti e consiglieri non sono più eletti dai cittadini. Tra i quali la percezione delle Province come veri e propri carrozzoni invisibili e dalle competenze misteriose è sempre più diffusa. C’è addirittura chi, a torto, pensa siano state abolite da tempo. E chi non ha la più pallida idea delle funzioni e dei servizi che, ancora oggi, sono chiamate a svolgere e ad erogare. Dopo l’intervento legislativo del 2014, le competenze rimaste in capo alle Province riguardano per lo più la viabilità stradale e l’edilizia scolastica. E i fondi necessari non sono pochi. Un tema, quello delle risorse a disposizione, tornato d’attualità proprio nei giorni scorsi a causa dei tagli per circa tre miliardi di euro disposti dall’ultima Finanziaria. Insomma, una cura dimagrante con cui anche le Province dovranno fare i conti. Facendo i salti mortali per garantire i servizi che ricadono nelle proprie competenze. Una situazione che non risparmia neppure l’Abruzzo. Ma qual è la situazione dei 4 enti locali?
QUI PESCARA. A Pescara l’ultimo taglio è stato di 23 milioni di euro circa, per il 2017. Una mannaia pesantissima considerati i numeri della Provincia adriatica. Sono, infatti, ben 62 gli edifici scolastici ai quali assicurare un’adeguata manutenzione soprattutto dopo i danni causati dal terremoto. Per non parlare dei 750 chilometri di strade provinciali da mantenere nelle migliori condizioni possibili. Ma non è tutto. Per effetto della riforma Delrio il personale e i dirigenti sono via via diminuiti, ma comunque costano. I dipendenti sono scesi a 168, per una spesa di 5,3 milioni di euro. Altri 108 sono stati trasferiti in Regione, Comuni, Tribunale e Agenzia dei Monopoli. Oppure, nel frattempo, sono andati in pensione o sono stati ricollocati in altre amministrazioni con procedura di mobilità. I dirigenti, invece, sono scesi da 8 a 3 e costano alle casse dell’ente 230 mila euro l’anno. Nel 2015, stringendo la cinghia, la Provincia è riuscita a tirare avanti mettendo 600 mila euro a disposizione della viabilità e dell’edilizia scolastica. Ma nel bilancio 2016 appena approvato non ci sono fondi sufficienti per sostenere le due principali voci di spesa che rientrano nelle sue competenze. Una situazione che costringerà l’ente a chiedere aiuto - e quindi a battere cassa - alla Regione. Che ad agosto ha dato il via libera ad uno stanziamento di 24 milioni di euro, non ancora erogato, per le opere sulla viabilità nel pescarese.
L’AQUILA VIVE. Anche nel capoluogo di Regione, la Provincia è sopravvissuta. Ma se chiedeste a un aquilano se esiste ancora, in pochi saprebbero rispondere. Nonostante la riforma Delrio, l’ente ha perso pezzi ma continua a camminare. A costi ridotti. «Oggi l’amministrazione provinciale è formata da un presidente e da dieci consiglieri che operano tutti senza alcun compenso - spiega il presidente, Antonio De Crescentiis -. Solo per il presidente è previsto un rimborso spese, per il resto nulla». Se la parte politica è stata rivoluzionata con l’eliminazione della giunta - non ci sono più assessori - e con il taglio dei relativi emolumenti spettanti agli eletti di secondo grado, quella amministrativa - dirigenti e dipendenti - è stata solo rivista. «Sia per quanto previsto dalla riforma Delrio del 2014, sia per nostra volontà dall’insediamento abbiamo dimezzato dipendenti e spese - continua il presidente della Provincia che è anche sindaco di Pratola Peligna -. Prima c’era una direzione generale, dei dipartimenti e dei dirigenti, ora sono rimasti solo quattro settori con quattro dirigenti». Non solo. «Abbiamo trovato una macchina molto pesante con 500 dipendenti che oggi sono diventati la metà - prosegue De Crescentiis -. Ci sono stati molti pre-pensionamenti e trasferimenti in varie amministrazioni e poi il passaggio di alcune funzioni alla Regione». Molti uffici sono stati chiusi e alcuni settori hanno traslocato. «Questo ci ha permesso anche di abbattere il costo delle sedi, ad esempio all’Aquila, dove pagavamo sette affitti per i vari uffici e ora invece stiamo accorpando tutto in un unico locale. In questo modo abbiamo risparmiato un milione di euro». De Crescentiis ha messo mano anche al patrimonio, vendendo le auto inutilizzate. «Oggi spendiamo circa 9,5 milioni l’anno per il personale, composto da circa 250 dipendenti, l’edilizia scolastica e la viabilità - conclude il presidente -. Noi ci occupiamo di 1.800 chilometri di strade, di 20 scuole e di oltre 15mila ragazzi ai quali dobbiamo garantire sicurezza. Tema quest’ultimo sul quale abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo in Regione».
TERAMO PAREGGIA. Stando al bilancio di previsione 2016 della Provincia di Teramo, ha stimato per l’anno in corso un fabbisogno di 179 milioni di euro. Ma con il nuovo sistema finanziario sono contabilizzate anche le partite di giro (come l’Iva) che ammontano a 83,5 milioni e 500 mila euro) e le reimputazioni (progetti in corso da più anni e non ancora conclusi) che pesano per circa 43 milioni. Per il 2016 il concorso alla finanza pubblica - risorse della Provincia che tornano allo Stato - ammonta a 15,5 milioni mentre i contributi dello Stato verso la Provincia si fermano 6 milioni, con un disequilibrio di circa 9 milioni. Il raggiungimento del pareggio di bilancio è stato reso possibile solo grazie a misure straordinarie disposte in parte dall’ente ed in parte dal governo, quali la riduzione delle spese correnti di funzionamento, la rinegoziazione di mutui con cassa depositi e prestiti e dei derivati. Oltre alla messa a disposizione da parte del governo di risorse inizialmente previste per l’Anas, girate alle province per la manutenzione stradale. Alla Provincia di Teramo è stato assegnato un contributo pari a un milione 872mila euro. Con la riorganizzazione dell’ente in seguito alla riforma Delrio, in via Milli il personale in servizio è composto da 309 dipedenti con sette dirigenti ed un direttore generale. In seguito alla riforma Del Rio e ad alcune attività per razionalizzare la spesa pubblica è stato deciso il prepensionamento di 31 dipendenti e un dirigente e sono stati trasferiti alle Regione 32 dipendenti e 3 dirigenti. La nuova pianta organica conta 159 dipendenti e 3 dirigenti. E il costo del personale per le funzioni fondamentali, è passato da 13 milioni a 6 milioni 459 mila euro. Per fare cassa si è intervenuto anche sul patrimonio immobiliare, con l’alienazione di alcuni immobili e la riduzione delle sedi dell’ente che sono passate da otto a quattro.
AVANTI CHIETI. Il nodo dei conti e dei bilanci da far quadrare resta insomma la principale preoccupazione che assilla le Province. «Adesso che si fa? Non si torna indietro, ma ci devono dare i fondi perché altrimenti chiudiamo davvero». Non faeccezione neppure Chiedi, dove il presidente Mario Pupillo, in sella dall’ottobre 2014, non nasconde la rabbia e la preoccupazione per il futuro dell’ente, all’indomani della bocciatura della riforma costituzionale. Nel frattempo la Provincia di Chieti è rimasta con 148 dipendenti (dai 411 del 2014 per una spesa di circa 13 milioni) e ad occuparsi solo di strade, scuole e alcuni funzioni del settore ambiente. Ciononostante, però, la situazione è disastrosa. «Fra poco più di 20 giorni non potremo assicurare né il riscaldamento alle scuole né la manutenzione alle strade - avverte Pupillo, che è anche sindaco di Lanciano, suonando l’allarme -. Non saremo in grado di fare il bilancio di previsione, che invece quest’anno abbiamo chiuso. Questo perché il governo ha utilizzato le Province come dei bancomat: a quella di Chieti, per esempio, ha prelevato 8 milioni tra Rca auto e Ipt (imposta provinciale di trascrizione, ndr). Hanno eseguito la condanna a morte delle Province prima della sentenza. La legge Delrio è stato un azzardo, non ha dato risposte alle aspettative di semplificazione e risparmio perché i dipendenti che la Provincia ha tolto non sono andati a casa, ma sono finiti in altri enti». Presidente e consiglieri provinciali non percepiscono indennità («Solo un rimborso spese calcolato con il biglietto dei messi pubblici per raggiungere Chieti», precisa Pupillo). Le voci di spesa per il personale comprendono quelle del segretario generale, 107mila euro l'anno, e dei due dirigenti rimasti, 95.500 euro annui (fonte sito dell’ente). Il saldo tra affitti pagati, 153.800 euro, e quelli riscossi, 424.593 euro, è attivo. Dai 13 milioni di euro di disavanzo, la Provincia di Chieti ha chiuso il bilancio 2015 con un milione di avanzo, evitando definitivamente il rischio dissesto. «Questo grazie all’operazione virtuosa della vendita del tribunale e del palazzo della questura e prefettura, per 16 milioni - conclude il presidente - abbiamo chiuso la sede della Provincia 2, in piazza Venturi, e stiamo cercando di portare il polo tecnico, che ospita i lavori pubblici, nella sede di corso Marrucino».
Hanno collaborato
Eleonora Bernardinetti
e Marianna De Troia

