«Non sono da chiudere ma vanno adeguate subito»

Parla l’ingegner Primavera, capo del dipartimento che ha raccolto i dati Arrivano da Comuni e Province. Gli elenchi servono per finanziare i lavori
PESCARA. Il rischio sismico è determinato dalla combinazione della pericolosità, della vulnerabilità e dell’esposizione. L’Italia ha una pericolosità sismica medio-alta (per frequenza e intensità dei fenomeni), una vulnerabilità molto elevata (per fragilità del patrimonio edilizio) e un’esposizione altissima. Gli indici di vulnerabilità che pubblichiamo, quindi, concorrono alla stima del rischio sismico. Più l’indice si avvicina allo zero, più la scuola è vulnerabile. Ci sono molte scuole in Abruzzo il cui indice di vulnerabilità è zero o è prossimo allo zero. In caso di scossa, rischiano molto?
«Il rischio c’è ed è direttamente proporzionale alla magnitudo dell’evento sismico. Ma la legge prevede la loro chiusura solo se l’edificio non è verificato anche ai cosiddetti carichi statici verticali. Per esempio se il calcestruzzo è impoverito, oppure se travi e pilastri non sopportano il peso. Se invece la scuola non è verificata solo alle spinte di natura sismica orizzontali, la norma impone di attivarsi nel più breve tempo possibile per interventi di miglioramento o adeguamento sismico». Così spiega al Centro Emidio Primavera, direttore del dipartimento opere pubbliche, governo del territorio e politiche ambientali della Regione, che al proprio interno racchiude le strutture di protezione civile.
Che cosa sono questi elenchi e a che cosa servono?
«Si tratta di elenchi che riportano i dati delle verifiche di vulnerabilità sismica redatte ai sensi di una norma del 2003, varie volte prorogata, che stabiliva come ultima scadenza marzo 2013. Tutti gli enti proprietari di immobili pubblici dovevano effettuare queste verifiche e mandarle alla Regione. Questo non vale per gli edifici che si trovano in zona non sismica. In riferimento alle scuole, questi elenchi servono ad avere un censimento di tutte le vulnerabilità sismiche. Dal censimento ne derivano la programmazione e il finanziamento degli interventi di adeguamento e/o miglioramento sismico».
Fondi erogati da quale ente?
«Adesso da noi, come Regione. Stiamo utilizzando i fondi che ci derivano dal decreto legge 39 del 2009, che è quello successivo al terremoto dell’Aquila. Ogni anno ci finanziano questi interventi di miglioramento o adeguamento sismico. Ma il decreto legge 39 finanzia tutte le strutture strategiche e/o rilevanti, quindi non solo le scuole».
Quanti soldi sono a disposizione per questa annualità?
«Poco più di 10 milioni di euro, lo scorso anno altrettanti. Le programmazioni di questo anno e dello scorso anno le stiamo facendo insieme. Tra qualche giorno uscirà il programma di distribuzione».
Che differenza c’è tra una manutenzione e un adeguamento sismico. Quale dei due interventi dà più sicurezza?
«E’ sostanziale l’adeguamento perché è un intervento molto impattante e adegua l’edificio alla normativa sismica. Stiamo quindi parlando di interventi consistenti. Il miglioramento, invece, si limita a migliorare il comportamento sismico».
Tra le scuole presenti in Abruzzo e quelle di cui esistono schede tecniche inviate alla Regione la differenza è sostanziale: almeno il 50% degli enti, Comuni e Province, non ha risposto a questa richiesta. «Noi abbiamo sollecitato e scritto, più di questo non potevamo fare. È un’occasione persa per gli enti. Il decreto legge di gennaio 2017, successivo al sisma, ha però spostato la scadenza al 31 agosto del 2018 per i nuovi Comuni che rientrano nel cratere 2016. Se i Comuni o le Province interessate non si attiveranno, non potranno richiedere finanziamenti». (l.c.)

