«Non sto più con loro, ma il legame resta»
Angelo, arrivato a 11 anni nella vita di una coppia senza figli: «E adesso lo aiutiamo per l’università»
PESCARA. «Sono la mia famiglia». È di poche parole Angelo (nome di fantasia), ma ha usato le più belle per esprimere cosa rappresentano per lui Valerio ed Emanuela (anche questi nomi inventati), la coppia a cui è stato affidato quando aveva 11 anni. Oggi Angelo di anni ne ha 19. Pur essendo maggiorenne, e quindi legalmente l’affido familiare si è concluso, Valerio ed Emanuela continuano a far parte della sua vita.
In questi giorni tutti e tre sono alle prese con il suo trasferimento a Firenze, dove ha scelto di frequentare la facoltà di Medicina, per diventare domani «medico legale, o forse anestesista, ma non so ancora. Potrei cambiare idea», dice timidamente.
«Abbiamo trovato la casa», afferma Valerio. «Abbiamo conosciuto i suoi nuovi coinquilini». «Quando ci è arrivata la proposta di prendere in affido Angelo», spiega Emanuela, «eravamo sposati da 17 anni. Il nostro matrimonio non era stato coronato dal dono dei figli e questa ferita aveva lasciato aperta una domanda. Volevamo capire che cosa ci fosse per noi di buono in questa storia dolorosa. Quando è arrivata la proposta di affido attraverso l’associazione Famiglie per l’Accoglienza, la cosa che ci ha colpito era la storia di Angelo e il fatto che cercassero una famiglia senza figli. Con tante paure, ci siamo buttati».
Angelo aveva i genitori separati e viveva con la mamma e con la nonna. Poi quando aveva 10 anni, ad agosto la morte della mamma e a dicembre quella della nonna, portano Angelo ad essere affidato al papà. «Faceva due lavori e non poteva prendersi cura di me», racconta. Il ragazzo viene affidato a Valerio ed Emanuela. «Sono stato felice che ci fossero delle persone disposte a prendersi cura di me», confessa il ragazzo. «All’inizio era un po’ resistente», va avanti Emanuela. «I due lutti vicini di due figure femminili importanti gli avevano creato il timore di essere nuovamente abbandonato. Ricordo che all’inizio, se lo abbracciavo, si allontanava». Quella distanza fisica ed emotiva si è ridotta con il tempo. «Piano piano abbiamo imparato a conoscerci». «È stata una situazione difficile per Angelo», dice Valerio. «Viveva a cavallo tra due case e due mondi, perché l’affido è stato quasi sempre diurno, tranne che per alcuni periodi in cui è stato a tempo pieno. È stato un processo di avvicinamento per tutti».
«Lui ci ha insegnato davvero a guardare gli altri in maniera diversa», dicono gli affidatari, «e che dando amore e disponibilità si riceve tantissimo. È stata una ricchezza per la nostra vita di coppia e per il resto della famiglia». (m.pa.)
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