«Non viene nessuno a pulire e controllare»

5 Settembre 2017

Il racconto di un senzatetto pescarese: i miei genitori sono morti e ora sono rimasto senza casa

PESCARA. «Qui fa schifo». Si alza dalla sedia di plastica accanto a un materasso sporco e dice: «Attento, qui si può cadere», avverte lui camminando piano e schivando le siringhe buttate a terra e gli escrementi. Ha 60 anni la persona che incontriamo nella “caverna” tra il ponte delle Libertà e la pista ciclabile abbandonata, un sottopasso per evitare gli allagamenti. Camicia a quadri bianchi e neri infilata nei pantaloni, capelli lunghi e raccolti in una coda. «Io qui non ci vengo quasi mai: mi faccio solo una volta alla settimana», racconta, «solo una volta». E quando lo fa va a nascondersi in mezzo al degrado, in un luogo che sfugge al controllo: è di competenza della Provincia di Pescara ma l’ente non ha un soldo per la manutenzione e la pulizia. Il Comune avrebbe voluto acquisire l’area ma, di fronte a un degrado senza limiti che richiederebbe una spesa non di pochi spiccioli, la trattativa è andata a monte. «Io sono pescarese, sono rimasto solo e non ho un lavoro», racconta il sessantenne, «per tutta la vita ho assistito i miei genitori ma loro ormai sono morti e io non ho più nessuno. Ho perso anche la casa popolare e devo arrangiarmi. Almeno so che mio padre e mia mamma sono stati bene fino all’ultimo giorno. Adesso, la cosa che mi dispiace di più è che nessuno mi dà da mangiare: ogni tanto qualcuno mi offre un panino e spesso mi aiutano le suore. Per il resto, devo arrangiarmi da solo. Ma come si fa a vivere così? Ridotta in questo modo una persona non ha più onore e dignità». Il tunnel è un monumento all’abbandono: ci sono due materassi usati dai tossicodipendenti per stendersi, c’è anche una bicicletta bianca con sellino marrone e un cestino nero sul manubrio. E poi soltanto sporcizia: bottiglie, carte e un tappeto di siringhe. Sopra corre la rampa che porta all’Asse attrezzato, sotto il degrado invisibile. «Qui non viene mai nessuno a pulire e controllare», dice il pescarese, «ovviamente, c’è da dire che tutti quelli che vengono qui sono incivili: come si fa a usare questo posto come un bagno pubblico se poi ci vuoi anche dormire?». Il sottopasso ha l’ingresso libero: neanche lo straccio di una rete, chi vuole entra e basta. Camminare sulle traversine ondulate è pericoloso: si rischia di cadere sulle siringhe. «Scusa per questo schifo», dice ancora il pescarese, «è uno schifo». (p.l.)
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