«Normative rigide: meglio non ripartire per il momento»
PESCARA. Se la quasi totalità delle palestre ha ufficialmente riaperto il 25 maggio, c'è qualcuno che ha scelto di tenere le serrande abbassate. Almeno per ora. È il caso di Nexus, la palestra in...
PESCARA. Se la quasi totalità delle palestre ha ufficialmente riaperto il 25 maggio, c'è qualcuno che ha scelto di tenere le serrande abbassate. Almeno per ora. È il caso di Nexus, la palestra in zona stadio giunta al 22esimo anno di attività. A fare la scelta in controtendenza sono stati i soci Domenico Cimmaruta e Marco Giancola.
«Abbiamo deciso di restare alla finestra. Le normative che hanno introdotto sono soggette a libere interpretazioni e noi preferiamo osservare l'evolversi del contagio e attendere ammorbidimenti delle disposizioni».
La decisione è scaturita dopo un confronto di Giancola con il reparto di Medicina dello sport dell'ospedale Santo Spirito di Pescara.
Dal consulto con il direttore dell'Unità operativa, Evanio Marchesani, e dall'analisi delle linee guida sono saltati fuori protocolli «troppo severi e onerosi che allo stato attuale non ci consentono la riapertura. Abbiamo grandi responsabilità nei confronti dei nostri clienti e noi vogliamo tutelare la loro salute», sottolinea Giancola. Secondo quanto comunicato dalla palestra ai propri tesserati, oltre alle autodichiarazioni che ogni utente deve compilare e che la palestra deve conservare per 14 giorni e agli ingressi nella struttura di otto persone per turno, «la durata massima di permanenza all'interno», spiegano in un post sui social, «sarà di 75 minuti, al termine dei quali la struttura deve essere chiusa al pubblico, arieggiata e sanificata per consentire l’accesso al successivo gruppo di prenotati. Operazione che richiederà 30 minuti per ogni turno di allenamento».
Gli altri dubbi arrivano dall'utilizzo degli spogliatoi e delle docce, non vietato, ma sconsigliato, e dall'obbligo per il tesserato di disinfettare l'attrezzatura usata durante l'allenamento.
«Tutta la soggettività di interpretazione delle norme», aggiunge Cimmaruta «ci ha lasciato perplessi. Sono impegni troppo onerosi, anche alla luce del periodo nel quale ci troviamo. In estate per le palestre l'utenza si riduce. Con il lockdown abbiamo anche dovuto congelare gli abbonamenti che riattiveremo alla riapertura e quindi questo genera un'assenza di liquidità immediata, necessaria per gli adeguamenti. Ci siamo presi del tempo fino al 15 giugno per valutare la riapertura o per slittarla ancora, con la speranza che l'ulteriore riduzione del contagio permetta una maggiore elasticità delle regole», concludono i soci. (m.pa.)
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