Nozze e cerimonie: oggi scende in piazza il settore allo stremo

26 Febbraio 2021

Nella crisi da Covid sono coinvolte 13 categorie commerciali Gli operatori: serve una data certa per riaprire in sicurezza 

PESCARA. Un comparto fermo praticamente da un anno e un crollo dei fatturati che si aggira tra l'80 e il 90 per cento. Su questo quadro oscurissimo, in antitesi con le atmosfere scintillanti che il mondo delle cerimonie porta con sé, pesa anche l’assenza di date certe per la ripartenza. Torna di nuovo in piazza il mondo del wedding, ma anche di tutte le altre celebrazioni. Dopo l'appuntamento dello scorso 4 novembre, questa mattina alle 10, in piazza Salotto, in contemporanea con altre 13 città italiane, commercianti, artigiani e imprenditori manifesteranno inscenando una cerimonia, con un tavolo allestito a festa, abiti, fotografi, fiori e tutti gli elementi immancabili nel giorno di un matrimonio. La protesta è organizzata da Marina Franceschini De Bonis, presidente dell'associazione Atelier Sposi e Cerimonie aderente a Confcommercio Pescara, che proprio dal capoluogo adriatico ha promosso la manifestazione anche nelle altre piazze d’Italia. Il settore wedding è uno tra i comparti più colpiti dalla crisi collegata all’emergenza sanitaria, con il blocco del 90 per cento delle celebrazioni.
Rientrano nella filiera 13 categorie merceologiche: abiti da sposa e sposo, addobbi floreali, agenti di commercio, agenzie di viaggi, bomboniere, catering e ristoranti, fotografi e videomaker, intrattenimento e dj, lista nozze, location, gioiellerie, make up e hair styling e wedding planner.
«In tutto l'Abruzzo», spiega Franceschini De Bonis, «vi sono 170 atelier da cerimonie che hanno registrato dall’inizio della pandemia, un crollo dei fatturati anche del 90 per cento. Il settore abbigliamento nell’ambito delle cerimonie, che include produttori, agenti di commercio e negozianti finali, è forse quello che ha subito il danno maggiore. Ciò che chiediamo è innanzitutto una data certa per la riapertura in sicurezza. Il 2020 è completamente saltato e tanti matrimoni, e altre feste, sono stati rinviati al 2021. Gli sposi ex 2020 stanno temporeggiando e provando a rimandare mese per mese la data, sperando di poterla fissare tra agosto e ottobre. Ma anche in questo caso non ci sono certezze. Gli sposi già prenotati per il 2021 stanno a loro volta slittando al 2022. Al massimo vengono confermate le cerimonie in chiesa o le unioni in Comune, ma non i banchetti. Un danno che ormai sarà impossibile da recuperare».
Nel 2019, in tutta Italia si sono svolti oltre 360 mila eventi privati con almeno 40 partecipanti. Il settore delle cerimonie si compone di 90 mila imprese e partite Iva connesse alla filiera, per un totale di un milione di lavoratori stabili, più 150 mila stagionali durante i mesi più richiesti per le cerimonie, da metà primavera a inizio autunno. La filiera ha un valore, nel suo indotto primario, di oltre 15 miliardi di euro e globale che supera i 25 miliardi.
Durante la manifestazione di oggi, l'associazione ribadirà le sue richieste, a cominciare dal riconoscimento di un contributo a fondo perduto di importo pari al 40 per cento della diminuzione di fatturato; l’introduzione dell’esenzione temporanea da Imu, Tari e Ires, per due annualità o uno sgravio di almeno il 70 per cento; l’erogazione di prestiti bancari, a tasso zero, fino a un importo corrispondente al fatturato del 2019, con garanzia statale del 100 per cento, di durata compresa tra i 15 e i 20 anni; il prolungamento delle misure Cig e Fis fino alla ripresa dell’attività operativa prevista non prima di giugno 2022; una ulteriore moratoria di tutti i mutui fino a giugno 2022 con quota interessi per il primo semestre dell'anno 2022 coperta all'80 per cento invece che al 50.
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