nubifragio»la denuncia dei danni

PESCARA. Ieri, l’ufficio Protocollo del Comune è rimasto aperto fino alle 12,30 per consentire agli ultimi cittadini in fila di consegnare le richieste di risarcimento per i danni causati dalla...
PESCARA. Ieri, l’ufficio Protocollo del Comune è rimasto aperto fino alle 12,30 per consentire agli ultimi cittadini in fila di consegnare le richieste di risarcimento per i danni causati dalla violenta ondata di maltempo che ha colpito duramente anche Pescara il 10 luglio scorso. Il numero è da record. Le domande presentate dovrebbero essere oltre 10mila, secondo una stima approssimativa.
Il dato preciso non c’è ancora noto, perché le ultime richieste arrivate non sono state ancora protocollate. Quelle già registrate dall’ufficio sono 8.673, ma a queste si devono aggiungere le oltre 1.000 inviate tramite Posta elettronica certificata e un altro migliaio consegnato ieri ancora da inserire nel database. Quelle spedite tramite Pec sono state accettate fino alla mezzanotte di ieri. Una piccola proroga di poche ore che si è resa necessaria perché durante la giornata si era registrato un blocco dei computer dell’ufficio per i tanti documenti inviati per posta elettronica.
Un lavoro titanico quello che hanno dovuto affrontare i dipendenti comunali addetti al Protocollo che però non è ancora terminato. Ieri l’assessore alla protezione civile Eugenio Seccia ha fatto sapere che il personale sarà costretto a lavorare anche oggi e nella giornata di domani, domenica, per archiviare tutte le pratiche.
Il numero di domande, del resto, è andato ben oltre le aspettative. Le file di cittadini per consegnare le richieste di risarcimento davanti all’ufficio Protocollo, in piazza Italia, sono cominciate sin dal primo giorno di apertura degli sportelli, cioè l’11 luglio e sono andate avanti fino a ieri, nonostante il Comune abbia deciso di prorogare la scadenza dei termini per la consegna fissata inizialmente per il 18 luglio scorso.
Le domande hanno riguardato quattro tipi di danni. Quelli che sul patrimonio pubblico, sull’edilizia privata, cioè le abitazioni, sulle attività economiche e produttive, sulle autovetture e i mezzi. Per ogni richiesta era prevista un’apposita scheda da compilare scaricabile dal sito Internet del Comune o reperibile all’Ufficio relazione con il pubblico, con allegato il materiale fotografico dei danni subiti, i preventivi di spesa e le eventuali fatture di lavori già eseguiti.
I lavori di manutenzione ordinaria riguardanti l’edilizia, infatti, potevano essere avviati sin da subito, in modo autonomo e a proprie spese, per poi procedere alla richiesta di risarcimento. Ma non è detto che i danni verranno risarciti. L’iter, del resto, è solo all’inizio. Ora il Comune dovrà inviare tutte le richieste alla Regione, che dovrà poi quantificare tutti i danni per poter fare richiesta alla presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento della Protezione civile, dei fondi per l’evento calamitoso. Ma non è detto che vengano erogati. Tanto è vero il Comune avverte in una nota. «La presentazione delle istanze e delle schede di ricognizione dei danni», si legge, «non può costituire in alcun modo il riconoscimento automatico di eventuali contributi o titolo per il risarcimento dei danni subiti a carico della finanza pubblica».
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