Pescara

Nuova Pescara, dopo il no al referendum arriva la proposta della petizione

2 Giugno 2026

I due comuni bocciati dal Tar valutano una raccolta firme per ridare voce ai residenti e offrire una base politica utile a rivalutare la legge. I sindaci di Spoltore e Montesilvano contro la sentenza che ha annullato la consultazione popolare. Trulli: «Togliere la parola ai cittadini non è democrazia». De Martinis: subito un tavolo con la Regione

SPOLTORE. Spoltore e Montesilvano valutano una raccolta firme o una petizione per ridare voce alla cittadinanza e offrire «una base politica utile a rivalutare la legge regionale». Viene invece ufficializzata la richiesta alla Regione di convocare con urgenza un tavolo di coordinamento affinché questo «processo scellerato venga sospeso». Durante la conferenza stampa, i sindaci Chiara Trulli e Ottavio De Martinis prendono il microfono e, nella sala consiliare del Comune di Spoltore, rispondono punto per punto ai commenti, alle critiche e al Tar che, accettando il ricorso promosso dall’associazione Nuova Pescara, ha bloccato il referendum dei due consigli comunali per riportare alle urne i cittadini: le votazioni si sarebbero dovute svolgere il 14 giugno a Spoltore e il 20 e 21 a Montesilvano. Il fine ultimo era quello di chiedere ai cittadini un parere sul percorso di fusione con Pescara. E questo perché «con il tempo l’opinione della gente è cambiata, così come il progetto di fusione rispetto a come è stato presentato anni fa». Ma per i giudici la consultazione sull’unificazione si è già consumata: la volontà popolare è stata raccolta il 25 maggio del 2014 con la proclamazione del risultato favorevole. Presenti all’incontro, accanto ai primi cittadini, il presidente del consiglio comunale di Spoltore, Lucio Matricciani e il presidente del consiglio di Montesilvano Valter Cozzi.

LE PROMESSE INFRANTE

La parola passa per prima alla sindaca Trulli per l’analisi della decisione del Tar: il testo della sentenza specifica che «la partecipazione elettorale deve essere assicurata mediante la forma del referendum regolato dalla legge regionale che demanda agli organi della Regione il potere deliberativo e di indizione». La Trulli apre l’intervento soffermandosi sul valore della rappresentanza e sulla distanza delle istituzioni dai territori: «Noi siamo espressione della gente che ci ha dato mandato a rappresentarli e non possiamo soffocare e trascurare la volontà popolare. E questo lo diciamo anche alla Regione: la politica è distante dalla gente e dai territori, non ascolta il popolo e, molto spesso, non ne è espressione. Abbiamo chiesto ai cittadini di venire alle urne perché è ciò che volevano fare, con il miglior intento possibile». Analizza poi la mancanza di garanzie a tutela dei due enti locali: «A distanza di 6 mesi dalla data istitutiva della nuova città non c’è un intendimento sullo statuto e i regolamenti di attuazione che determinano tutte le prerogative di tutela dei nostri territori. E quindi noi andremo verso un’operazione di annessione senza se e senza ma. È una cosa gravissima: se non viene cristallizzato in uno statuto come sarà articolata la nuova città, pensate che lo farà qualcuno dopo di noi?». E aggiunge: «Abbiamo dato ai cittadini la possibilità di esprimersi perché, a bocce ferme, il quadro è chiaro rispetto al 2014 quando gli slogan erano: “tagliamo 100 poltrone e risparmiamo 6 milioni e 400mila euro”. Oggi sappiamo che la situazione, a distanza di 6 mesi, non è questa».

LO SCONTRO IN AULA

Tra i presenti siede l’ex consigliere comunale Gabriele Di Stefano munito del cartello “No grande Pescara”. Dopo l’intervento della sindaca Trulli, il presidente del comitato per il Sì di Spoltore, Marco Di Marzio, prende la parola e contesta la presa di posizione dalle amministrazioni: «Perché vi siete ricordati di fare il referendum a ridosso della fusione?». L’interrogativo apre lo scontro verbale in aula e i consiglieri comunali gli replicano: «Comincia a parlare dei vantaggi del sì invece di fare queste domande a noi». E ancora: “Diamogli 5 minuti di visibilità», lo stesso Di Marzio conclude: «Non è ho bisogno».

LA LINEA DI MONTESILVANO

Il sindaco De Martinis prende la parola esprimendo le difficoltà riscontrate dalle amministrazioni: «Abbiamo un sentimento di delusione e stanchezza. Qui si rischia di fare danni concreti e quando prospettiamo dei dubbi non lo facciamo perché – come qualcuno dice in maniera disgustosa – abbiamo una poltrona da proteggere, ma perché teniamo al bene dei cittadini e della comunità. Sono tanti quelli che ci hanno chiesto di potersi esprimere di nuovo perché ora sono contrari a questo processo. E sappiamo benissimo che l’unico ente che può decidere è la Regione, motivo per il quale abbiamo detto: perché non dare alla Regione uno strumento in più o motivo di riflessione». Il primo cittadino contesta poi la decisione della giustizia amministrativa: «Dobbiamo parlare del Tar? Lascio perdere, vado avanti. Perché i cittadini, a quanto pare, devono prendere tutto quello che qualcuno ha deciso 12 anni fa. Mi sono chiesto: ma perché ci sono persone così ostinate a volere questa fusione? Per stessa ammissione di alcuni dei comitati mi è stato detto che vogliono la Nuova Pescara perché sperano che le loro abitazioni aumenteranno di valore a fronte di una fusione. Una follia solo pensarlo». E conclude: «L’unico processo sano è quello della Città metropolitana, su questo si dovrà continuare a lavorare».

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