Nuova Pescara, Masci ora spinge «La città deve nascere nel 2024»

Il sindaco esce allo scoperto e chiede di accelerare il processo di fusione dei tre Comuni confinanti Ma i colleghi De Martinis e Trulli sono contrari: «Affrettare l’ operazione può essere dannoso»
PESCARA. Niente ulteriori rinvii. L'istituzione della Nuova Pescara si deve completare entro il 2024. Ne è convinto il sindaco Carlo Masci che ieri, con una lettera aperta, ha ribadito la sua posizione. «La città di Pescara è nata da una fusione agli albori del secolo breve e dovrà diventare grande con una nuova fusione nel secolo brevissimo, quello che stiamo vivendo e in cui tutto è accelerato e rapido. Non possiamo più permetterci di tenere i ritmi del passato, palesemente inadeguati al presente e altrettanto incompatibili col futuro che stiamo disegnando. Nuova Pescara è un cantiere già aperto da un referendum e da una legge regionale; è un’utopia da trasformare in realtà».
La legge regionale nel 2018 ha stabilito che l'istituzione del nuovo Comune debba avvenire entro il primo gennaio 2023, con possibile rinvio al 2024. In consiglio regionale il centrodestra è al lavoro per una legge di riforma che dovrebbe contenere le tappe e i servizi da unificare e che potrebbe prevedere anche scadenze diverse, come quella del 2027, data che piace a molti anche per la coincidenza con il centenario della nascita (nel 1927) di Pescara, dalla fusione con Castellamare Adriatico.
Per Masci però il 2024 è più che sufficiente. «C'è un anno e mezzo per lavorare e stare perfettamente entro i limiti previsti dalla norma. La città veloce deve tagliare il traguardo nel 2024, senza stop & go, senza soste tattiche, senza dubbi e senza procedere né col freno a mano tirato, né col motore fuori giri: c’è tutto per arrivare presto e bene, e consegnare alle nuove generazioni la città più importante del medio Adriatico e tra le prime venti dell’Italia che verrà. Pensare a una dilazione dei tempi, a una dilatazione delle procedure, a uno scolorimento dell’impegno delle tre municipalità va contro la logica e il buon senso, oltre che contro la volontà espressa dai cittadini». Il primo passo secondo Masci riguarda la creazione di una centrale di committenza unica per le tre città e di un unico piano regolatore. «Per la gestione dei servizi occorre trovare la formula migliore per una nuova realtà da 200mila abitanti, partendo da quello che i singoli Comuni hanno. In questo potrebbe aiutarci l'università. Il tempo che ci resta non può essere sprecato voltandosi indietro, ma va speso proficuamente per guardare avanti».
Restano fermi sulle loro posizioni, in antitesi con quella di Masci, il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis e di Spoltore Chiara Trulli che da sempre spingono per il rinvio. «Masci non ha idea dei danni che si possono recare con un processo frettoloso e non accompagnato», afferma De Martinis. «Quando i cittadini hanno votato per il sì, si aspettavano un miglioramento dei servizi. Noi come Montesilvano facciamo il nostro, a patto che i territori non vengano mortificati. Unire in un anno la prima e la terza città d'Abruzzo e un Comune come Spoltore rischia solo di produrre effetti negativi. Si sta lavorando allo statuto che è la cosa più importante, perché ci sono elementi di cui tenere conto che vanno oltre quelli già fissati dalla legge. Il punto è arrivare alla fusione nel migliore dei modi». «Lasciare la data al 2024 sarebbe un salto nel buio», evidenzia Trulli. «La nostra è un'analisi oggettiva di un orizzonte temporale troppo stretto ed è da irresponsabili anche solo prefigurare una scadenza così stretta. Chiediamo alla Regione di calendarizzare la fusione, anticipando prima la messa a sistema dei servizi e poi, solo sul finale, l'unificazione dell'apparato politico e istituzionale, inserendo anche una clausola di salvaguardia, in modo tale che se questo percorso non dovesse funzionare, si possa tornare a tre municipalità libere». «Ciononostante», assicura Trulli, «Spoltore farà la sua parte, perché insieme avremo una maggiore competitività».

